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Roma, 3 ott – Il Ghana è una delle nazioni africane che, negli ultimi anni, ha sperimentato tassi di crescita tra i più elevati nel continente nero. Questo grazie, tra le altre cose, al piano del governo di puntare sull’industrializzazione. Per creare sviluppo e, di conseguenza, anche occupazione, non basta produrre materie prime per esportarle, ma occorre anche saperle trasformarie in prodotti a più alto valore aggiunto. Da questa banale, ma non scontata, constatazione è stato lanciato One District One Factory, programma avente lo scopo di realizzare almeno una fabbrica in uno dei 216 distretti della nazione.



Industrializzazione “made in Ghana”

Grazie al programma sono molte le imprese sorte in Ghana. Molte delle quali hanno iniziato a produrre in loco beni per i quali, in precedenza, bisognava ricorrere all’import. Permettendo così ad Accra di migliorare la posizione della propria bilancia dei pagamenti e, allo stesso tempo, creare posti di lavoro.

Leggi anche: L’irresistibile sviluppo del Ghana: entro il 2023 sarà l’ottava economia africana

Nel perseguire questa politica il governo non fa distinzioni tra imprese locali e imprese straniere. Se il fine ultimo è quello di creare occasioni di sviluppo e occupazione, il successo di questo programma ha spinto il Ghana a continuare con la politica di industrializzazione. Garantendo incentivi fiscali, agevolazioni nell’importazione di macchinari e prestiti agevolati. Di recente il presidente Nana Akufo-Addo ha citato due esempi del successo dell’iniziativa. Il primo riguarda la creazione di cinque nuove aziende del settore cartario, che si aggiungono alle nove già esistenti. Il secondo esempio riguarda la Keda Ceramics Company Ltd, società che produce ceramiche che vengono vendute non solo in Ghana ma anche in Africa occidentale e che impiega ad oggi 2mila persone. Numero di addetti che dovrebbe però salire fino a toccare, nelle previsioni, quota 5mila entro la fine del 2022.

Giuseppe De Santis



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1 commento

  1. Veramente economia anche in Ghana fa sempre più rima con deindustrializzazione già dal 2019
    Il tweet di un amico Italiano dirigente di una multinazionale in Ghana
    https://twitter.com/PiazzaaItalia/status/1206123570734211077

    perché il problema non è più il cosot del lavoro.
    E’ che non ha più senso produrre su scala industriale
    https://www.sgtreport.com/2020/04/overcapacity-oversupply-everywhere-massive-deflation-ahead/

    E il settore auto ne è il più fulgido esempio
    https://www.autorentalnews.com/10151545/new-vehicle-inventory-drops-but-availability-steadies
    non si vende altro che chip shortage.

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