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Budapest, 15 ago – La vera “Buona scuola”? Dimenticate le promesse di Renzi, l’idiozia di un ciclo di studi superiori da 4 anni giusto in tempo per formare giovani disoccupati con sempre minori qualifiche, gli istituti che cadono a pezzi e gli onnipresenti contributi alle scuole private e proviamo a fare un salto in Ungheria, dove di riforme scolastiche serie – basti pensare alla minaccia, sia pur per ora solo ventilata, di chiudere d’imperio l’università legata a George Soros – sembrano intendersene molto di più.

Educazione militare e patriottica, tiro al bersaglio, sport da combattimento come Judo e Karate. Sono queste le materie di insegnamento che il sottosegretario di Stato all’Istruzione del governo Orban, Zoltan Marusza, vorrebbe rendere obbligatorie (oggi sono facoltative e non disponibili in tutti i curricula) nelle scuole magiare. Il focus, spiega intervistato dal quotidiano Magyar Idok, riguarderebbe “i contenuti, la percezione della vita, la storia e la geografia” dell’Ungheria e andrebbe a svolgere una “funzione sociale” dato che il governo vuole che i propri cittadini siano, se necessario, pronti a difendersi. Non solo protocolli d’insegnamento, ma anche pratica. È infatti dello scorso luglio – e nel quadro delineato da Marusza assume ora una luce nuova – la proposta di aprire almeno 200 poligoni nei quali far allenare gli studenti all’uso delle armi.

La strada nazionalista tracciata da Orban, dopo la cacciata del Fondo Monetario Internazionale e le forti critiche all’Ue con la costituzione del Gruppo di Visegrad, passa dunque anche dalla scuola. Non certo una novità: fece commuovere, nel 2016, la versione bilingue di “Avanti Ragazzi di Buda” cantata dagli alunni di un liceo per ricordare l’anniversario dei 60 anni dalla sollevazione popolare contro l’Unione Sovietica.





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