stereotipi-di-genereParigi, 6 nov – Chiamatelo “effetto Boldrinì”. Anche la Francia, infatti, si interroga sull’annoso problema, certo centrale nelle vite di tutti i francesi, della soppressione degli “stereotipi di genere” nella lingua.

L’Alto consiglio per l’eguaglianza fra donne e uomini ha addirittura pubblicato ieri un vademecum dai toni orwelliani che intende spiegare ai cittadini dell’Esagono come esprimersi per evitare di passare per reazionari e potenziali femminicidi.

Il testo è emblematico già solo per come si esprime (essendo un manuale della neo-lingua, esso per primo deve utilizzarne tutte le forme). Per dire “cittadini”, ma senza utilizzare il solo maschile, ché sarebbe “discriminatorio”, il vademecum scrive per esempio “citoyen.ne.s”, orribile forma grafica per comprendere in un’unica parola “citoyens” e “citoyennes”, ovvero “cittadini” e “cittadine”.

E infatti uno dei primi “consigli” del testo è proprio quello di accordare i nomi dei mestieri e delle funzioni in base al sesso. Con tanto di orrori ortografici come la formula consigliata “les sénateur.rice.s”, al posto del retrogrado “les sénateurs” (i senatori). E se si è di fronte a parole in cui è impossibile operare una femminilizzazione si accordi almeno l’articolo (es. “un.e élève” o “un.e fonctionnaire”).

Nonostante l’alto livello di paranoia, il vademecum francese non eguaglia tuttavia le crociate della Boldrini contro le pubblicità con le donne che servono a tavola e si precisa che “non è il caso di non rappresentare più donne che facciano lavori di casa”.

Resta il fatto che in Francia, dove sulla lingua non si scherza, campagne di questo genere incontrano sempre una qualche resistenza. L’Académie française, per esempio, è tornata più volte sulla questione. In un testo del 2002, redatto da due mostri sacri della cultura francese come Georges Dumézil e Claude Lévi-Strauss, si precisava che “l’applicazione o la libera interpretazione di ‘regole’ di femminilizzazione favorite, in modo spesso arbitrario, da certi organismi francesi o francofoni, ha favorito l’apparizione di numerosi barbarismi”.

La stessa Accademia è tornata sull’argomento in un testo di un anno fa, in cui si legge: “Conformemente alla sua missione di difendere la lingua e le regole che presiedono all’arricchimento del vocabolario, [l’Académie] rigetta uno spirito di sistema che tende a imporre, talvolta contro gli auspici delle interessate, , delle forme come professeure, recteure, sapeuse-pompière, auteure, ingénieure, procureure, etc., per tacere di chercheure, che sono contrarie alle regole ordinarie di derivazione e costituiscono dei veri barbarismi”.

Giorgio Nigra

 

 

 

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