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Roma, 5 gen – “I ballottaggi della Georgia sono l’ultimo modo per difendere e salvare l’America che amiamo, l’ultima linea di difesa”. Così Donald Trump, nel giorno del cruciale voto nello Stato sudorientale degli Usa, ha scosso gli elettori repubblicani. “La posta in gioco non potrebbe essere più alta, non possiamo permettere che i democratici rubino anche il Senato”, ha tuonato Trump durante l’ultimo comizio prima delle votazioni. Il leader repubblicano ha poi prospettato scenari catastrofici ai propri elettori: “I democratici vi strapperanno la vostra copertura sanitaria. Se non agiamo subito non ci saranno più elezioni giuste. La libertà religiosa sparirà, così come il Secondo Emendamento e la polizia”, ha dichiarato Trump, specificando che “i danni che potrebbero fare sono permanenti e irreparabili”.

In Georgia non si gioca il futuro di Trump

Sta di fatto che il tycoon continua a parlare di elezioni truccate e non intende passare a cuor leggero il testimone a Joe Biden. Sa bene però che ormai non ha alcuna speranza di cambiare le carte in tavola e a prescindere dalle sue continue invettive tra qualche giorno non sarà più il presidente degli Stati Uniti. A poco servono in questa prospettiva le accuse rivolte ai democratici, perché non è riuscito a dimostrare i presunti brogli a cui insistentemente fa riferimento. Trump, come detto, ne è ben conscio. A differenza di molti suoi fan che non si rassegnano all’idea di vederlo fuori dalla Casa Bianca, evocando inverosimili colpi di scena dell’ultima ora. In Georgia non si deciderà quindi il destino, già chiaro, del presidente in carica. Tuttavia si gioca una partita per molti aspetti non meno importante per il futuro degli Usa.

In Georgia si decidono gli equilibri nazionali

In Georgia oggi si vota per il ballottaggio di due seggi al Senato. Di per sé potrebbe dunque non sembrare un voto così determinante per gli equilibri nazionali. Invece lo è, anzi è fondamentale. Perché gli elettori di questo Stato, 6,9 milioni (quasi la metà hanno però già votato via posta nelle scorse settimane), decideranno di fatto la composizione definitiva del Senato americano. Attualmente i repubblicani possono contare su 50 parlamentari eletti su 100, i democratici su 48. Dunque ai primi basterebbe aggiudicarsi anche un solo senatore della Georgia per raggiungere quota 51, che garantisce la maggioranza e dunque il controllo della Camera alta. Viceversa ai secondi serve l’elezione di entrambi i candidati in ballo. In quest’ultimo caso la parità in Senato andrebbe a favore dei democratici, perché Kamala Harris – vicepresidente nominata da Biden – è anche presidente del Senato.

Ecco perché Trump sta alzando la voce nelle ultime ore, perché sa benissimo che se i progressisti non controlleranno il Senato, Joe Biden avrà vita durissima nei prossimi quattro anni da presidente degli Stati Uniti. Quindi non resta che attendere l’esito del voto in Georgia per comprendere il futuro americano, con i risultati che al momento appaiono molto incerti. Le prime percentuali inizieranno ad arrivare poco dopo le 19 ora locale, l’1 di notte in Italia.

Eugenio Palazzini

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