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elezioni usaWashington, 6 nov – A tre giorni dalle elezioni presidenziali che stabiliranno chi sarà il 45esimo Presidente degli Stati Uniti, i sondaggi indicano chiaramente un generale riavvicinamento fra i due contendenti. La domanda, che avrà una risposta solo qualche ora dopo la chiusura dei seggi, è se questo riavvicinamento ha permesso a Donald Trump di colmare il chilometrico distacco che fino a pochissime settimane fa lo separava dalla candidata del Partito Democratico, Hillary Clinton.

Un’ulteriore complicazione è data dal sistema elettorale, che non assegna la Casa Bianca al candidato che ottiene più voti fra tutti gli americani, ma a quello che raggiunge la maggioranza relativa dei votanti in ciascuno dei cinquanta stati, più il distretto federale della Columbia (Washington DC). Ogni stato, in sostanza, è un collegio elettorale, che esprime un numero di cosiddetti grandi elettori che fanno parte di una lista presentata da ciascun partito. Basta prendere un voto in più del rivale per aggiudicarsi tutti i grandi elettori di uno stato. Ci sono due eccezioni, il Nebraska e il Maine, che assegnano due grandi elettori a chi ottiene più voti in tutto lo stato, più un elettore per ognuno dei collegi (tre per il Nebraska, due per il Maine) in cui lo stato è suddiviso. Come vedremo, questo dettaglio potrebbe essere importante.

Al momento, da un’analisi dell’orientamento generale di ciascuno stato e dei sondaggi che sono stati via via pubblicati da una miriade di istituti, Hillary Clinton dovrebbe essere sicura di avere 226 grandi elettori, contro i 164 di Trump. Restano in bilico dodici stati, per complessivi 148 grandi elettori. Di questi dodici, due (Virginia e Pennsylvania) sembrano pendere per i Democratici, con un distacco superiore al 3%, anche se in entrambi la forbice fra Trump e Clinton sta decisamente diminuendo.

A sua volta, utilizzando lo stesso metro, i Repubblicani dovrebbero essere abbastanza sicuri di vincere in Georgia, Arizona e Ohio. Secondo queste stime, la Clinton arriverebbe a 259, a un soffio dal trionfo, e Trump a 209. Sarebbero quindi i restanti sette stati (Nevada, North Carolina, New Hampshire, Maine, Colorado, Iowa e Florida) a decidere il vincitore. La distanza che separa i contendenti è troppo ridotta per assegnarli all’uno o all’altra, anche perchè il dato più rilevante è che in nessuno di questi stati la Clinton sta aumentando il suo margine. Dove è indietro, rimane indietro, e dove è in vantaggio perde progressivamente decimi di punti percentuali.

Con due particolarità che vanno assolutamente rilevate. La prima è il Maine, che in generale è saldamente in mano ai Democratici, ma che in uno dei due collegi, che come abbiamo spiegato sopra esprimono due grandi elettori a prescindere dall’orientamento dell’intero stato, vede i duellanti alla pari, con un leggerissimo vantaggio per Trump.
Il secondo dato interessante viene dal New Hampshire. Sin dai sondaggi di agosto, in questo stato il vantaggio della Clinton era di assoluta sicurezza, ondeggiando fra il 5 e il 10%. Improvvisamente, a fine ottobre, i sondaggisti hanno rilevato il recupero e il sorpasso di Trump, che potrebbe risultare determinante all’alba del 9 novembre, e che in ogni caso mostrano come anche nel tendenzialmente democratico New England (l’insieme degli stati del nord est) la ex First Lady sia in difficoltà.

Tornando ai conteggi, ai Democratici basterebbe, una volta conquistate Virginia e Pennsylvania (cosa probabile, ma non scontata, come dimostrano gli sforzi elettorali di Trump in questi due stati in vista del rush finale), la North Carolina o la Florida per insediarsi alla Presidenza. In entrambi gli stati, tuttavia, il margine sembra essere inferiore all’1%, e in costante calo. Se dovesse perderli, conquistando in cambio il Colorado, e il seggio in bilico nel Maine, si potrebbe arrivare all’incredibile pareggio (269 a testa), che rinvierebbe a una votazione della Camera dei Rappresentanti la scelta del Presidente.

Da parte di Trump, i calcoli sono abbastanza superflui, visto che in pratica dovrebbe conquistare, per ultimare una rimonta che finirebbe sui libri di storia, 61 dei 70 grandi elettori che ancora sembrano non assegnati. In altre parole, può permettersi di perdere solo il Colorado.
Sempre che, in questa campagna elettorale, dominata sin dall’inizio dal reciproco disprezzo per l’avversario, i sondaggisti non abbiano preso qualche colossale granchio, che farebbe sballare ogni previsione.
Ma a questo punto non rimane che aspettare tre giorni, e capire dai risultati chi sarà l’inquilino della Casa Bianca per i prossimi quattro anni.

Mattia Pase

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