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Gli Emirati Arabi vogliono le truppe in Siria

by Paolo Mauri
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Eau Siria

Il Ministro degli Affari Esteri degli Eau, Gargash.

Abu Dahbi, 4 dic – Gli Emirati Arabi Uniti intendono inviare truppe in Siria per combattere lo Stato Islamico.

Secondo quanto rilasciato dal Ministero degli Affari Esteri dell’Emirato lunedì scorso, il regno sunnita intenderebbe inviare truppe in aiuto della Coalizione che sta combattendo l’Isis: “Gli Emirati parteciperanno in qualsiasi sforzo internazionale che richieda un intervento sul terreno per combattere il terrorismo”, queste le parole del ministro Anwar Gargash.

Gli Eau hanno definito gli attacchi aerei russi che stanno colpendo i terroristi in Siria come attacchi ad un “nemico comune”, sebbene anche il governo di Abu Dahbi faccia parte della Coalizione guidata dagli Usa che, operando in Iraq e Siria, sono stati molto critici verso l’azione delle Forze Aeree Russe affermando che stiano portando avanti una campagna aerea non solo contro l’Isis ma anche contro i sedicenti “ribelli moderati” anti governativi, e sostenendo che Assad vada deposto.

Dopo l’attacco terroristico di Parigi il dibattito sull’utilizzo o meno di truppe di terra da inviare in Siria è cresciuto: i senatori americani McCain e Graham domenica scorsa hanno rilasciato una dichiarazione sostenendo che vi sia bisogno di 100 mila soldati, per la maggior parte provenienti da stati sunniti, per combattere l’Isis in Siria.

Sembra così delinearsi con concretezza il paventato smembramento della Siria in quel “Sunnistan” che raccoglierebbe le popolazioni sunnite dell’area e che spezzerebbe così definitivamente la mezzaluna sciita che va dall’Iran al Mar Mediterraneo passando per l’Iraq la Siria ed il Libano ponendo forse fine agli interessi energetici iraniani e russi nell’area.
C’è infatti da chiedersi quale sia il vero nemico della Coalizione ed in particolare degli Emirati, che stanno già da tempo combattendo a fianco dell’Arabia Saudita, la “ribellione” yemenita sovvenzionata dal governo di Teheran. Davvero Abu Dahbi intende combattere solo il Califfato o piuttosto si prefigge, come auspicano gli stati della Coalizione, di esautorare Bashar al-Assad tramite lo spiraglio offerto dall’intervento di terra? E’ chiaro a tutti che per le monarchie sunnite del Golfo il nemico numero uno è sempre stato il Governo di Damasco e non il Califfato, considerando che gli obiettivi dell’Is non sono mai stati colpiti (salvo in un unico simbolico caso) nel corso della campagna aerea della Coalizione da parte degli aerei sauditi o degli Emirati.

L’intervento di truppe arabe sunnite in Siria rischia quindi di diventare un elemento fortemente destabilizzante per il Medio Oriente che potrebbe trasformarsi in un campo di battaglia più ampio tra gli stati sunniti e quelli sciiti, con la Russia e gli Stati Uniti a tirare le fila di un conflitto regionale definito a tavolino per spartirsi la torta delle risorse energetiche e dei futuri gasdotti.

Paolo Mauri

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