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Roma, 22 giu – Non c’è dubbio che uno degli strumenti attraverso i quali la Francia ha salvaguardato i suoi interessi in Africa è stato anche il potere militare. Infatti, tra il 1960 e il 1991, la Francia è stato certamente uno dei paesi che ha schierato il maggior numero di forze armate in Africa dal momento che ha realizzato circa 40 interventi militari in 16 paesi per tutelare, dal suo punto di vista in modo legittimo,i suoi interessi economici.

Interventismo militare

Non è un caso la Francia (come hanno fatto in questi ultimi 50 anni gli Stati Uniti in Europa) possieda non solo numerosi basi militari in Senegal, Costa d’Avorio, Gabon, Burkina Faso, Mali, Niger e Ciad, ma addestri consiglieri militari e ufficiali dell’esercito come fecero gli Usa e l’Unione Sovietica durante la guerra fredda in America Latina.

Tutto ciò non deve sorprendere dal momento che l’Africa è un continente dal quale provengono gran parte delle risorse e delle materie prime francesi. Sia sufficiente pensare che nell’aprile del 2011 in Costa d ‘Avorio -che è il maggiore produttore di cacao e che costituisce uno dei pilastri fondamentali per salvaguardare gli interessi economici francesi -subì un attacco da parte dell’esercito transalpino che portò all’arresto del presidente Laurent Gbagbo considerato illegittimo almeno per gli interessi di Parigi.

La Francia punta l’uranio

Un altro strumento di influenza rilevante sull’Africa è certamente il soft power. Nel 2009 il gruppo Areva ottenne l’appalto al posto di una ditta cinese per lo sfruttamento delle miniere di uranio di Imouraren in Niger grazie alle pressioni di Sarkozy sul presidente nigeriano Mamadou Tandja.

Proprio a proposito del Niger non dobbiamo dimenticare che questa è una nazione fondamentale per l’importazione di uranio poiché copre il 30% del suo fabbisogno civile e oltre il 100% del suo fabbisogno militare e di conseguenza senza lo sfruttamento dell’uranio non ci sarebbe l’ energia nucleare che assicura quasi tre quarti della produzione energia elettrica in Francia né, tantomeno, ci sarebbe alcuna autosufficienza energetica o deterrenza nucleare che le consente di salvaguardare la sua sovranità militare rispetto agli Stati Uniti. In altri termini la zona del franco Cfa continua a offrire alle imprese francesi una posizione dominante cioè di monopolio.

Francia vs. Cina

La sopravvivenza di molte multinazionali francesi è legata al continente nero. Ad esempio il 25% del fatturato globale del gruppo multinazionale francese Bolloré e l’80% dei suoi profitti globali dipende proprio dalla sua presenza in Africa. Non a caso i membri del consiglio di amministrazione degli investitori africani in Africa provengono dalle principali multinazionali francesi e cioè, per esempio, oltre che dal gruppo Bolloré, dal gruppo Edf, Total, Société Générale etc.

Tuttavia la presenza della Cina in Africa sta ridimensionando in modo rilevante l’influenza francese. Infatti, tra il 2000 e 2011, la Francia ha avuto una rilevante flessione nella sua quota di mercato mentre quella cinese è aumentato di ben otto volte tra il 1990 e il 2011 passando cioè dal 2 al 16%. Inoltre nel 2013 la Cina è stata in grado di superare la Francia persino nella zona del franco Cfa arrivando a conseguire una quota di mercato del 17,7%.

Giuseppe Gagliano

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