Home » Stretta tra Usa e Russia, l’Europa cerca la sua strada

Stretta tra Usa e Russia, l’Europa cerca la sua strada

by Francesco Meneguzzo
0 commento

FM-21022015-figure_1Bruxelles, 22 feb – L’Unione europea considererà l’opportunità di “reinquadrare” a tempo debito le proprie relazioni energetiche con la Russia in base alle condizioni di mercato, e nel frattempo si focalizzerà  sulla costruzione di una partnership strategica con l’Ucraina, secondo le bozze avanzate di un documento all’esame della Commissione, come riportato dalla Reuters.

figure_2-eu-gas-russia

Dipendenza dell’Europa dal gas Russo

La Commissione starebbe tentando di creare un mercato interno dell’energia unico e integrato, basato sulle connessioni trans-frontaliere per migliorare la sicurezza degli approvvigionamenti e ridurre la dipendenza dalla Russia, che fornisce all’Europa circa un terzo dell’energia necessaria al suo fabbisogno (grafici a fianco). La relativa strategia dovrebbe essere resa pubblica la prossima settimana.

Quando le condizioni saranno opportune, la Ue considererà di reinquadrare le relazioni energetiche con la Russia sulla base di condizioni paritarie in termini di apertura del mercato, equa competizione, protezione ambientale e sicurezza, per il mutuo beneficio di ambo le parti”,  si legge nel documento tuttora riservato ma visionato dalla Reuters.

In quanto all’Ucraina, nello stesso documento si sottolinea la sua importanza come paese di transito, nonché l’opportunità da parte europea di migliorarne le infrastrutture e l’efficienza energetica, in funzione della riduzione della sua dipendenza dalle importazioni. A questo proposito, è importate ricordare che Gazprom, cioè la Russia, aveva tagliato le forniture all’Ucraina lo scorso giugno in seguito a una disputa su prezzi e mancati pagamenti restaurandole soltanto dopo che la Commissione europea concesse a Kiev una linea di crediti finalizzata proprio al pagamento del gas russo, che scade nel prossimo mese di marzo. In altre parole, abbiamo pagato noi europei un anno di forniture di gas all’Ucraina che, da parte sua, ne ha infine escluso le aree ribelli del sud-est, cui Gazprom sta fornendo direttamente il gas da giovedì scorso.

La buona notizia è che l’Unione europea pare aver finalmente trovato una rotta abbastanza definita, individuando nella Russia il partner energetico chiave. Salvo che, com’è noto, la Russia dirigerà tutto il gas aggiuntivo un tempo riservato al gasdotto South Stream, nel frattempo naufragato, verso la Turchia, aggirando l’Ucraina e prefigurando una realtà di fatto di cui l’Europa dovrà tenere conto per decidere i propri investimenti strategici.

Una cattiva notizia è che alla fine il cerino ucraino è rimasto in mano all’Europa, che si è assunta l’onere di intervenire finanziariamente per la ricostruzione di un paese economicamente al collasso, sostituendosi di fatto alla Russia, che fino a un anno fa è stato il partner industriale e commerciale di gran lunga più importante di Kiev.

figure_3-eu-gas-production

Declino della produzione interna di gas naturale in Europa

Una pessima notizia è la priorità data all’efficientamento delle reti energetiche interne piuttosto che all’approvvigionamento, in una situazione in cui il declino della produzione interna di gas naturale nell’Unione europea è un fatto conclamato, come evidente dal grafico a fianco, mentre come abbiamo già riportato su queste colonne il sogno del gas di scisto nell’Europa orientale è terminato prima ancora di nascere. Di fronte a quella che si profila come una vera emergenza per lo stesso approvvigionamento interno, se davvero si intendesse ridurre la dipendenza energetica dalle importazioni dal gigante euroasiatico allora sarebbe necessario puntare con un grado di decisione altrettanto emergenziale sulle fonti interne, necessariamente rinnovabili, di cui per una volta l’Italia sta dando un buon esempio (superando anche la maestra Germania).

Sullo sfondo, intanto, rimangono le spacconate degli Stati Uniti, che nell’estate scorsa si erano offerti di sostituire la Russia per le forniture di gas all’Europa, reclutando le quinte colonne nostrane, a partire dagli esponenti dell’Aspen Institute, i nomi dei componenti del cui Comitato esecutivo parlano da soli.

figure_4+5-usa-oil&gas

Produzione, consumi e importazioni di gas e petrolio negli Usa

Nonostante, infatti, le perorazioni esterne e interne per avviare l’Europa a un futuro di incremento non convenzionale della produzione interna di gas, che si è rivelato impraticabile, e a un rapporto privilegiato con gli Usa, la dura realtà – evidente nei grafici a fianco – è che questo paese, nonostante gli indubbi aumenti delle produzioni interne di idrocarburi, consuma ancora tanto gas quanto ne produce, e consuma il 75% di petrolio in più rispetto alla propria produzione, costringendo a importarne una quantità minore che in passato ma tuttora gigantesca.

Si dovrebbe anche notare che, mentre i consumi complessivi di petrolio nella patria di Obama sono rimasti stazionari dal 2004, segnale di un’economia stagnante, come già illustrato su questo giornale, il fabbisogno di gas è aumentato in modo praticamente proporzionale all’aumento di produzione, come avvenuto in Canada con lo sfruttamento delle sabbie bituminose, segnale quest’ultimo che una parte considerevole del gas estratto va ad alimentare il fabbisogno stesso delle costosissime ed energivore operazioni di esplorazione ed estrazione, il cui bilancio in termini energetici è verosimilmente molto più modesto di quanto si voglia far credere.

figure_6-usa-oil&gas_rigs

Declino delle esplorazioni di gas e petrolio negli Usa

Che gli Stati Uniti non possano pensare nemmeno in un futuro prevedibile di esportare energia è infine intuibile dal trend negativo delle esplorazioni di gas e petrolio di scisto, di cui si è già discusso ma che – soprattutto per quanto riguarda le esplorazioni petrolifere – mostra un crollo inarrestabile che ha già fatto tornare indietro l’orologio di tre anni e mezzo e che non è suscettibile di invertirsi a meno che l’economia mondiale non si scopra disponibile a pagare nuovamente il petrolio almeno al livello di 100 dollari al barile, cosa che finora si è dimostrata incapace di fare.

Ovviamente, a un declino delle esplorazioni e quindi delle “scoperte” segue sempre un declino della produzione, mano a mano che l’estrazione dai giacimenti esistenti si esaurisce, e i pozzi di gas e petrolio non convenzionali, a fronte di un velocissimo conseguimento della produzione massima a regime, soffrono di una vita particolarmente breve. In altre parole, non c’è bisogno di virtù profetiche per prevedere un declino della produzione interna americana di petrolio e gas nel giro di pochissimi anni.

In conclusione, l’Europa potrebbe essersi avviata sull’unica strada energetica praticabile nel breve e medio termine, che è quella di una alleanza strategica e stabile con Mosca, ma le incognite su questo cammino, sia interne sia prodotte dal mostro d’oltre-atlantico, sono così tante e così gigantesche da non lasciare spazio a facili ottimismi.

Francesco Meneguzzo

You may also like

Commenta

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati