Tripoli, 8 lug – Se l’intervento francese del 2011, che ha portato poi caduta di Gheddafi e alla balcanizzazione della Libia, doveva servire fra le altre cose ad estromettere l’Italia dai ricchi giacimenti del Paese, Parigi non ha però mai fatto i conti fino in fondo con l’Eni.

libia eniIl cane a sei zampe, forte di una presenza decennale fra Tripoli e Bengasi e capace di dialogare ad ogni livello con tutti gli attori del complesso scenario post-raìs – tanto che l’attività di estrazione, salvo che nei periodi più “caldi”, non si è mai fermata – ha infatti continuato a mantenere le proprie strutture operative, districandosi con maestria sulla scacchiera libica. Fino ad arrivare annunciare che, a tre anni dalla decisione finale di investimento, l’avvio dello sfruttamento del promettente giacimento offshore di Bahr Essalam. Il primo pozzo è già in funzione, entro una settimana ne verranno realizzati altri tre che diventeranno poi sette in ottobre.

Un successo su tutti i livelli, frutto dell’importante collaborazione con la compagnia statale Noc: “Bahr Essalam – spiega l’amministratore delegato Claudio Descalzi – rappresenta un’importante pietra miliare nel garantire alla Libia una maggiore sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Il progetto dimostra ulteriormente la fiducia e il riconoscimento che Eni ha in Noc come unica società petrolifera nazionale legittima; quella con la quale continueremo a lavorare in maniera esclusiva nel Paese”.

Filippo Burla

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Commenti

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3 Commenti

  1. Travaso di bile per il frocetto francesino e per i suoi sinistri servi italioti……. Sono finiti i tempi del servo gentile………..abbiamo perso anni per colpa dell’ignavia piddina.

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