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Teheran, 8 gen – L’Iran ha risposto all’assassinio del generale Soleimani, considerato alla stregua di una vera e propria dichiarazione di guerra: colpite nella notte le basi militari americane di al-Asad e Erbil in Iraq, le fonti parlano di decine di missili partiti dall’Iran. La base americana di al-Asad è la più grande in Iraq. Gli americani evitano di fornire al momento dati precisi riguardo ai danni e alle perdite subiti, cercando di minimizzarli, e fino ad ora non hanno permesso ai giornalisti e all’intelligence irachena di avvicinarsi alle basi. Nei giorni scorsi il Parlamento iracheno aveva votato a favore della risoluzione che chiedeva al governo di mettere fine alla presenza di truppe americane in Iraq, considerata una minaccia per la stabilità del paese. Poche ore dopo l’attacco alle basi americane, il ministro degli Esteri Zarif ha affermato in un tweet: “L’Iran ha adottato e concluso misure proporzionate di autodifesa ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, mirando alla base da cui sono stati lanciati attacchi armati codardi contro i nostri cittadini e alti funzionari. Non cerchiamo l’escalation o la guerra, ma ci difenderemo da qualsiasi aggressione”.

Opporsi agli Usa: un atto di sovranità

È arrivata la riposta a quello che ci chiedevamo tutti: “Cosa succederà ora?”, la riposta dell’Iran era certa, anche perché se non ci fosse stata nessuna risposta a quella che è stata una vera e propria dichiarazione di guerra. C’era forse qualcuno che avrebbe potuto garantire che ciò non si sarebbe ripetuto e che gli Stati Uniti avrebbero messo fine alla loro politica basata sulle violazioni del diritto internazionale? Forse l’Unione europea? O il ministro degli esteri italiano? Chi avrebbe potuto garantirlo? Chi ha almeno provato a farlo? Se l’Europa e i politici europei vogliono la pace nel Medio Oriente devono trovare il coraggio di fare pressione sugli Stati Uniti e convincerli ad abbandonare quei territori e le loro politiche di ingerenza e sostegno al terrorismo. Ma per fare ciò l’Europa e i paesi europei, l’Italia in particolare, dovrebbero riconquistare quella sovranità che l’Unione Europea ha loro tolto.

Popoli del Medio Oriente più coesi dopo l’attacco di Trump

Dal giorno in cui è stato assassinato il generale Soleimani, capo delle Forze Quds delle Guardie della Rivoluzione, le maggiori personalità politiche e militari, tra cui il segretario di Hezbollah, Hassan Nasrallah, hanno affermato che è cominciato un nuovo capitolo per le nazioni e le organizzazioni che si oppongono all’imperialismo americano, e che la reazione all’assassinio del generale avrà conseguenze su tutto il Medio Oriente, prima fra tutte il ritiro delle truppe americane. L’atto degli Stati Uniti, come affermato da alcune rilevanti personalità come il ministro degli esteri russo Lavrov, non ha fatto altro che creare maggiore coesione e unità tra i movimenti che in quelle terre insieme all’Iran si oppongono alle ingerenze statunitensi. I popoli del Medio Oriente non hanno un’opinione e un’esperienza positiva della presenza americana, che in alcuni Stati, come la Siria, non ha fatto altro che favorire la diffusione del terrorismo nella regione, come ammesso dalle stesse personalità politiche americane, Trump in primis, portando con sé morte e distruzione a causa dei bombardamenti indiscriminati anche su bersagli civili, con l’unico scopo di creare conflitti interni e rubare le risorse dei popoli mediorientali.

La minaccia americana ai siti culturali: una vecchia storia

I terroristi islamici supportati dagli americani in Siria hanno distrutto decine di luoghi legati al patrimonio culturale dell’umanità, come Palmira. Non sorprende quindi il tweet di Trump di alcuni giorni fa in cui minaccia l’Iran di aver individuato 52 possibili bersagli, alcuni dei quali molto importanti e legati al patrimonio culturale iraniano. Alla memoria degli italiani dovrebbe tornare quanto accaduto nella Seconda guerra mondiale: i bombardamenti degli alleati presero di mira anche luoghi di grande importanza artistica e culturale, e in alcuni casi anche civili e innocenti. Pensiamo al bombardamento del quartiere di Gorla e la strage dei bambini della scuola elementare (184 anime innocenti), alla strage del Duomo di San Miniato, dove cinquantacinque persone radunate nel Duomo furono uccise “accidentalmente”, alla strage della Portela (200 morti) e l’eccidio di Trivellini.

Tra i monumenti colpiti possiamo citare: la Tomba di Rolandino de’ Passeggeri e la Chiesa di San Francesco a Bologna, il Duomo e il Refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano, la Cattedrale di Catania, la Casa di Dante a Firenze, la Chiesa di Santo Stefano e la Chiesa della SS. Annunziata a Genova, l’abbazia di Montecassino, la Chiesa di Santa Chiara a Napoli, San Lorenzo fuori le Mura a Roma e molti altri monumenti e luoghi importanti. È importante comprendere che non è questione di tifare per questo Stato o quell’altro, ma di imparare dalla storia e di opporsi con forza a coloro che almeno da un secolo cercano di imporre la propria egemonia culturale, politica ed economica sul mondo.

L’imam Khomeini, disse: “Una nazione che persegue il martirio non può essere schiavizzata”, come può pensare allora Trump di spaventare i popoli liberi con le minacce? Per coloro che hanno una fede profonda nella verità, nella giustizia e nella vera libertà, il sangue dei martiri profuma di vittoria. Chi oggi commemora ancora i suoi caduti lo comprende bene.

Hanieh Tarkian

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1 commento

  1. E se facessimo pure pressioni o qualcosa di più al potere degenere Saudita? Non poco coinvolto! O possiamo fare solo i turisti scemi, poco etici e incantati?

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