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Roma, 15 lug – Ci mancavano le banche. Pronte a dimenticarsi dei gravissimi scandali degli ultimi anni – da Etruria e consorelle al caos Montepaschi, ce ne sarebbe stato su cui disquisire – hanno lanciato l’allarme: “L’Italia rischia di fare la fine dell’Argentina“.
Nella corsa alla sparata più grossa tanto in voga negli ultimi tempi, l’Abi segna un punto. Se le misure giudicate troppo populiste dovessero trasformarsi in decreti e leggi – spiegano i banchieri tricolori – la nostra nazione si candiderebbe a seguire le orme di Buenos Aires: default sovrano, blocco dei capitali, risparmi congelati, una recessione sanguinaria. E chi più ne ha più ne metta.
C’è del vero in tutto ciò? Certo che sì, le banche hanno assolutamente ragione. L’Italia rischia per davvero di fare la fine dell’Argentina. Ma non per colpa delle misure populiste o sedicenti “sovraniste”. Questo l’Abi lo omette, dolosamente. Perché se mai sindrome argentina dovesse essere, l’Italia la sperimenterà per un semplice altro motivo: la moneta unica.
Ora, il parallelismo Roma-Buenos Aires è sbagliato per tutta una serie di motivi. Parliamo di economie diverse nei fondamentali – l’Italia è ancora la seconda potenza manifatturiera europea, l’Argentina vive di esportazioni di materie prime principalmente agricole e deve dunque fare i conti con la ciclicità che ciò impone: forse al centro studi Abi hanno bisogno di un ripasso generale – dunque tracciare percorsi comuni fra le due crisi è sbagliato. Rimane però un punto in comune: così come la nazione sudamericana, anche noi abbiamo una moneta sulla quale non abbiamo alcuna sovranità. L’Argentina in quel drammatico 2002 aveva il suo peso legato al dollaro. Anche l’Italia convive con un cambio fisso, croce e delizia di buona parte dei mali della nostra economia e responsabile di quella stagnazione secolare nella quale siamo bloccati dall’introduzione della moneta unica.
La storia economia ci dimostra una cosa: le unioni valutarie sono sempre saltate pee aria. Tutte hanno prima o dopo fatto ritorno alla situazione precedente. C’è chi l’ha fatto meglio e chi peggio, con fallimenti rimasti nella memoria collettiva. Dall’altra parte, però, anche la sovranità monetaria ci insegna una lezione importante: chi dispone della propria moneta può fallire solo ed esclusivamente per sua volontà. Come ad esempio nel caso del default russo del 1998. Chi invece dipende da decisioni altrui a questo fallimento è naturalmente destinato. E non sarà certo per colpa dei “populisti”.
Filippo Burla

5 Commenti

  1. ritornare alla lira!rinforsarci internamente!italiani devono sul loro orgoglio costruire ina nazione a prova di bomba!tutto questo si puó con la sodarietá NAZIONALE!con la politica ttutta che remi in un unico obiettivo

  2. ritornare alla lira!rinforsarci internamente!italiani devono sul loro orgoglio costruire ina nazione a prova di bomba!tutto questo si puó con la sodarietá NAZIONALE!con la politica ttutta che remi in un unico obiettivo

  3. Banca d’italia di proietà dello stato italiano che stampa moneta italiana e che commercia con chi crede meglio sia più conveniente.