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generazione ErasmusBerlino, 22 dic – Manca solo la conferma definitiva, ma le speranze sono ridotte all’osso. Fabrizia Di Lorenzo, originaria di Sulmona, è attualmente data per dispersa in seguito all’attentato al mercatino di Natale a Berlino. Gli stessi genitori della ragazza, che si stanno recando nella capitale tedesca per l’esame del Dna, si dichiarano rassegnati al probabile epilogo di questa triste e drammatica vicenda.



Fabrizia, 31 anni, rappresenta senz’altro l’emblema di quella che i globalisti definiscono “generazione Erasmus”, ossia quella generazione imbevuta di europeismo, immigrazionismo e retorica dell’accoglienza e dell’integrazione. Partita per Berlino grazie al programma Erasmus, la ragazza rimarrà in pianta stabile in Germania, lavorando presso un’azienda di trasporti. Nella capitale tedesca – cosmopolita, moderna e modaiola – Fabrizia sembrava aver trovato la propria dimensione da “cervello in fuga” e “cittadina del mondo” che critica l’Italia retrograda e grettamente chiusa in sé stessa.

In suoi numerosi post su facebook o cinguettii su twitter, la ragazza sosteneva i soliti luoghi comuni su immigrazione, integrazione e società multirazziale. Il Corsera, stilandone un profilo, si gloria del fatto che Fabrizia abbia condiviso lo scorso marzo un’intervista del quotidiano di via Solferino al noto sociologo Zygmunt Bauman, il teorico della “società liquida”. Titolo dell’intervista: Che errore sovrapporre il terrorismo all’immigrazione. A volte il destino è beffardo, come lo fu per Valeria Solesin, la ricercatrice veneziana di 28 anni rimasta vittima dell’eccidio del Bataclan. Anche lei “cittadina del mondo”, ammaliata dalle sirene del multiculturalismo. Né Fabrizia né Valeria avrebbero mai pensato di “generalizzare”, di connettere due fenomeni come immigrazione e terrorismo: questa è roba da italianacci populisti e retrogradi. Finché non è arrivato un boia, armato di mitra o al volante di un tir, a spezzare il sogno di una gioventù piena di buoni sentimenti ma orfana delle proprie origini.

Valerio Benedetti      

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