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Roma, 30 apr – Facebook diventerà un “cimitero digitale” entro 50 anni, con il numero di utenti deceduti che si prevede superi il numero dei vivi entro il 2070.



Almeno 1,4 miliardi di membri moriranno prima del 2100

Un nuovo rapporto degli accademici dell’Oxford Internet Institute (Oii) – facente parte dell’Università di Oxford – prospetta due potenziali scenari estremi. Il primo presuppone che nessun nuovo utente si iscriva a partire dal 2018; il secondo presuppone che Facebook continui a crescere del suo attuale tasso del 13% a livello globale, ogni anno, fino a quando ogni mercato raggiunge la saturazione. Secondo il primo scenario, almeno 1,4 miliardi di membri moriranno prima del 2100 e i morti saranno più numerosi dei 2070. Tuttavia, se Facebook continua ad espandersi ai tassi attuali – secondo il secondo scenario – il numero di utenti deceduti potrebbe raggiungere i 4,9 miliardi prima della fine del secolo. Gli accademici avvertono che la tendenza potrebbe avere gravi implicazioni su come trattiamo il nostro patrimonio digitale in futuro.

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Il nostro patrimonio “social”

“Queste statistiche danno luogo a domande nuove e difficili su chi ha il diritto di accedere a tutti questi dati, come dovrebbe essere gestito nel migliore interesse delle famiglie e degli amici del defunto e il suo uso da parte dei futuri storici per capire il passato”, ha detto l’autore principale Carl Öhman, un dottorando all’Oii. “A livello sociale, abbiamo appena iniziato a fare queste domande e abbiamo una lunga strada da percorrere. La gestione dei nostri resti digitali finirà per influenzare chiunque utilizzi i social media, dato che tutti noi un giorno moriremo e lasceremo indietro i nostri dati. È, o almeno diventerà parte del nostro patrimonio digitale globale.”

I profili “memorial”

Il social network ha un sistema per quando un utente muore, che consente a un “contatto legacy” di prendere il controllo del proprio account e trasformarlo in uno spazio memoriale piuttosto che in un profilo attivo. Recentemente, Facebook ha affermato che oltre 30 milioni di persone vedono i profili “memorial” sulla piattaforma ogni mese. Il co-autore dello studio David Watson, ha affermato che Facebook è solo un esempio di ciò che attende qualsiasi piattaforma con connettività e portata globale simili. Ha invitato questi siti a far partecipare storici, archivisti, archeologi ed esperti di etica a partecipare al processo di cura del vasto volume di dati accumulati che lasciamo alle spalle quando ce ne andiamo.

Ilaria Paoletti

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