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Roma, 22 gen – Facebook sta consegnando all’Fbi i dati dei sostenitori di Trump che hanno preso parte all’assalto del Congresso il 6 gennaio scorso. Messaggi privati compresi. Lo riferisce il sito di Forbes, specificando che la decisione del colosso social arriva dopo l’appello, diffuso dal alcuni parlamentari Usa e rivolto alla piattaforma, di fornire al Federal bureau of investigation tutti i dati necessari all’identificazione e alla cattura dei manifestanti coinvolti nell’occupazione di Capitol Hill.



In una denuncia penale presentata mercoledì contro il cittadino newyorchese Christopher M. Kelly, infatti, è emerso anche un mandato di perquisizione del suo account Facebook. L’Fbi ha quindi ha quindi investigato tra i messaggi privati di Kelly, così come l’indirizzo IP collegato, il numero di telefono e l’indirizzo di posta elettronica Gmail.

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Facebook fornisce all’Fbi tutti i dati degli occupanti del Congresso

Nella giornata di martedì Facebook aveva confermato a Forbes che avrebbe preservato i dati degli occupanti di Capitol Hill contenuti nei loro account. La conferma è arrivata dopo che il senatore Mark Warren aveva invitato le società di social media a memorizzare i post – prima che gli interessati potessero cancellarli – di coloro che erano presenti all’assalto del 6 gennaio. Facebook ha affermato si essere costantemente in contatto con agenzie federali e locali.

I manifestanti si organizzavano anche su Facebook

Dopo l’occupazione del Congresso la numero 2 di Facebook Sheryl Sandberg aveva dichiarato che i manifestanti avevano organizzato i disordini principalmente su social media minori. Sulla sua testa, tuttavia, erano subito piovute le critiche di chi, prove alla mano, le aveva dimostrato che  numerosi gruppi e account Facebook, pubblici e privati, erano stati utilizzati per organizzare la protesta.

Per quanto riguarda il ban del profilo Facebook di Trump a tempo indeterminato, la piattaforma ha affidato l’esame della questione all’Oversight Board, un organismo di vigilanza indipendente sui contenuti della piattaforma. Il verdetto, vincolante per il social e inappellabile, arriverà nelle prossime settimane.

Cristina Gauri

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