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Parigi, 3 feb – Si torna a parlare di proiettili flashball. In Francia, dall’inizio delle proteste organizzate dai Gilet Gialli, si stima che siano stati gravemente feriti circa 94 manifestanti. Molto violente le repressioni delle forze dell’ordine francesi: fra gli episodi più gravi, una ragazza ferita alla mascella, un vigile del fuoco volontario colpito da emorragia celebrale (operata a seguito di coma farmacologico indotto) e numerosi Gilet Gialli, invece, aggrediti agli occhi. In alcuni casi, hanno riportato danni permanenti. O perso un occhio.



La decisione del Consiglio di Stato

In queste ore, il Consiglio di Stato francese ha rigettato la richiesta di sospensione dell’utilizzo di fucili flashball da parte della Polizia sui manifestanti. Decisione alquanto discutibile, data la pericolosità conclamata dei proiettili di gomma. Abuso di potere: gli agenti, da sabato scorso, sono costretti ad indossare caschi muniti di micro-telecamere. L’obiettivo sarebbe quello di valutare eventuali abusi e utilizzi sproporzionati della forza. Peccato che questi piccoli occhi artificiali entreranno in funzione solo in “condizioni normali”: quindi, nel pieno della protesta, sarà impossibile registrare la condotta della polizia. Una misura alquanto ridicola: palliativo ipocrita e non risoluzione del problema.

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Proiettili “meno letali”?

Esistono varie versioni di proiettili: brevettati dall’azienda francese Verney-Carron, quella di cui si discute è la LBD40. Si tratta di un fucile a canna singola con un calibro di 40 mm che permette di sparare fino a una distanza di 30 metri, a una velocità di 100 metri al secondo. L’azienda produttrice li definisce “à létalité atténuée” (cioè “meno letale”): dunque, come nel caso dei caschi, troppo pressappochismo. In dotazione dal 2002, la polizia francese se ne potrà servire con ulteriore libertà. Numerose le denunce di Gilet Gialli feriti: ad oggi totalmente ignorate. Nel 2010, a Marsiglia, un uomo perse la vita in seguito ad una ferita da flashball. La decisione del Consiglio di Stato francese dimostra quanto “poco democratico” sia monsieur Macron. Da una parte, il potere difeso arbitrariamente. Dall’altra, la realtà che vive nella protesta del popolo. Nel mezzo, le testimonianze raccolte su Twitter dal fotografo David Dufresne: quando l’immagine vince contro la falsità dei potenti.

Chiara Soldani

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