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Minneapolis, 21 apr — «L’ex agente Chauvin è tre volte colpevole di omicidio»: la giuria non ha fatto sconti all’ex poliziotto processato per la morte di George Floyd.

“Chauvin tre volte colpevole”

I dodici giurati — sei bianchi, quattro afroamericani, due di altra etnia — son stati chiamati a giudicare Chauvin per l’omicidio colposo di Floyd con il presupposto di un’aggressione o di un assalto contro la persona, senza tenere in conto le possibili conseguenze; omicidio dovuto a una condotta pericolosa e negligente; e omicidio preterintenzionale, causato da un comportamento irragionevolmente rischioso. Un giudizio arrivato rapidamente e senza intoppi, dopo solo dieci ore di discussione e senza chiedere chiarimenti alla Corte di Minneapolis. Sarà il giudice Peter Cahill, fissare l’entità delle pene, entro sei-otto settimane. Chauvin rischia ora fino a 40 anni di carcere. Praticamente una sentenza a vita.

Biden pregava “per un verdetto giusto”

Prima della condanna di Chauvin il presidente Biden era intervenuto in maniera decisamente poco neutrale riguardo la sentenza. «Prego perché il verdetto sia quello giusto. Per me le prove sono travolgenti. Lo dico solo ora perché la giuria è in ritiro». A sentenza emessa l’inquilino della Casa Bianca è poi ritornato sull’argomento con un discorso televisivo in cui ha invitato il Paese a rimanere unito. «Siamo sollevati» ha dichiarato dopo aver parlato al telefono con i familiari di George Floyd (qui il video della chiamata postato dal legale della famiglia). «Non c’è niente che possa far andare meglio le cose» ha proseguito il presidente commentando la morte di Floyd, «ma almeno c’è giustizia». «La condanna è un passo gigante nella lotta contro il razzismo» ha concluso.

Derek Chauvin ha ascoltato il verdetto di condanna ed è stato condotto in carcere. Abbandonato dai suoi ex colleghi, che non lo hanno difeso, e dal capo della Polizia, l’afroamericano Medaria Arradondo. Proprio quest’ultimo ha dichiarato che la pratica del ginocchio sul collo con cui Floyd ha trovato la morte «non fa parte delle regole della polizia di Minneapolis; è stata un’iniziativa, un’improvvisazione di Chauvin».

Nessuno devasterà Minneapolis

Il Black lives matter ha placato così la sua fame di vendetta. Una condanna attesa da metà del Paese e già scritta, quasi annunciata. Le legioni di attivisti Blm assiepate da giorni intorno al tribunale in attesa del verdetto depongono le molotov e le mazze. La Guardia nazionale schierata e i distretti di polizia blindati possono tirare il fiato, a Minneapolis come in tutte le città americane: Los Angeles, Washington, Chicago. Il verdetto è soddisfacente, le metropoli sono salve dalle devastazioni e dai saccheggi che l’estate scorsa avevano tracciato un segno indelebile nella storia del Paese.

Cristina Gauri

 

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

3 Commenti

  1. Così si decreta che la giustizia non si farà più nei tribunali, ma nelle piazze… God bless (save) America!!!)

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