Roma, 14 feb –  In Francia la campagna elettorale è alle porte e ogni candidato gioca le sue carte. Macron ha iniziato puntando su temi che riguardano l’energia. Per questo nel suo recente intervento a Belfort (città della Borgogna) ha parlato di “rafforzamento” del nucleare e di come contrastare la crisi energetica che mette a dura prova il potere d’acquisto delle famiglie. Andiamo con ordine.

Nucleare, i nuovi reattori della Francia

Cominciamo con il nucleare. I progetti sono tanto ambiziosi quanto concreti. La Francia costruirà sei nuovi reattori nucleari, mentre altri otto sono “allo studio” e tutti i vecchi impianti devono essere prorogati «al di là dei 50 anni di vita». La transizione ecologica ruota tutta attorno all’atomo. Tornando all’annuncio del presidente abbiamo visto un Macron diverso rispetto a quello di sei anni fa. Intanto c’è stata una vera e propria conversione a U sull’atomo: prima le centrali voleva chiuderle ora le vuole costruire spiazzando gli avversari.

I nuovi reattori, ha spiegato, saranno integrati da piccoli reattori modulari (SMR) e da reattori innovativi, con impatto minore in termini di rifiuti. L’obiettivo è di raggiungere i 25 gigawatt di nuova capacità nucleare entro il 2050. La costruzione e gestione degli impianti sarà affidata al colosso pubblico Edf, con un investimento di decine di miliardi di euro per sostenere il progetto e salvare le finanze dell’azienda di Stato. Edf stima che il progetto dei sei reattori costerebbe nell’ordine dei 50 miliardi di euro. Ed ecco la seconda novità. Il presidente eletto come liberal democratico si mostra “sovranista”. Non è un caso la scelta della località. Fu lui come ministro a benedire la vendita del ramo energetico di Alstom (asset strategico della Francia) oggi festeggia insieme agli operai il ritorno della stessa sotto l’ala pubblica di Edf. Il fatto viene sottolineato da Le Monde con non poca malizia.

L’eolico e il solare

Tornando a parlare di energia, l’inquilino dell’Eliseo ha grandi progetti in mente: “Fare della Francia il primo grande Paese al mondo in trent’anni a uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili e rafforzare la nostra indipendenza energetica e industriale nell’esemplarità climatica”. Su questa scia non mancano anche i progetti sul solare e l’eolico. Per quanto riguarda l’energia solare si vuole moltiplicare la potenza raggiunta arrivando entro al 2050 a 100 gigawatt. Anche il vento verrà sfruttato di più. L’energia eolica onshore, che attualmente produce 18,2 gigawatt, dovrebbe vedere la sua potenza raddoppiare. Per l’energia eolica offshore, il Capo dello Stato punta a una cinquantina di parchi, con 40 gigawatt in servizio entro il 2050. Non sarà facile visto che oggi può contare solo su 10 parchi. Macron dopo aver convinto Bruxelles ad inserire il nucleare tra le fonti di energia “sostenibile” e quindi finanziabili, può permettersi almeno sulla carta di fare “certe” promesse.

La politica energetica e le bollette

Non sappiamo se Macron realizzerà quanto ha annunciato ma, al momento, va detto che la Francia sta affrontando al meglio il rincaro dell’energia. Già ci si è soffermati sull’intervento del governo d’Oltralpe per rimborsare le spese aggiuntive legate all’aumento del costo della benzina. Ora va affrontato il tema delle bollette della luce. Quest’ultime sono aumentate solo del 4%. Una bazzecola rispetto agli aumenti stellari delle altre nazioni. L’Eliseo ha preso di petto la grave situazione e almeno sulla luce è riuscita a sterilizzare gli aumenti.  Il governo ha agito sia sul fisco che sul colosso Edf. Vediamo come.

In primis, ha diminuito la “tassa sull’elettricità” che passerà da 22 euro per megawattora (mWh), a 50 centesimi. La scelta non è stata indolore dato che ha portato ad una perdita di otto miliardi di euro per le finanze pubbliche.

In secundis, l’esecutivo ha chiesto ad Edf di vendere più energia nucleare ai suoi concorrenti a un prezzo basso fissato dal governo. In pratica si passa dagli attuali 250 euro al mWh a 46 euro. Ovviamente Électricité de France non fa salti di gioia ma è un sacrificio necessario. Il ministro dell’Economia Bruno Le Maire ha difeso la politica del governo: “Non posso permettere che si dica che abbiamo affondato Edf, è stato l’unico modo per proteggere i francesi da un incendio che sarebbe stato insopportabile. Edf è per l’84% di proprietà dello Stato, deve proteggere i francesi”.

E così anche i liberali si mostrano dirigisti in nome dell’interesse nazionale. Su questo punto abbiamo molto da imparare dai nostri cugini d’Oltralpe.

Salvatore Recupero

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