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Roma, 30 ott – Dopo aver favorito una società globalizzata e mondialista, in cui non si lascia più spazio alle identità religiose e culturali, favorito la cultura del nichilismo, incoraggiato una visione ultralaicista della società, ma dall’altra parte rafforzato l’alleanza con i paesi che finanziano economicamente e ideologicamente il terrorismo in Medio Oriente, dato asilo a individui legati ai gruppi terroristici ed essersi opposti invece a paesi come la Siria e l’Iran che hanno combattuto contro il terrorismo, la Francia cerca in tutti i modi di incoraggiare lo scontro tra popoli e religioni. Possiamo notare purtroppo il proliferare di gruppi o individui che reagiscono con la violenza a queste provocazioni, sarebbe allora importante cercare di favorire una terza via: quella che vede nella blasfemia, contro qualsiasi religione, non una forma di libertà di espressione ma un’inutile arma per infiammare gli animi e creare scontro, sminuendo inoltre il valore del sacro nella società e minando quindi le basi identitarie di essa, terza via che inoltre condanna le reazioni violente a queste provocazioni e prende in seria considerazione il problema dell’estremismo religioso e dei gruppi terroristici, così ipocritamente sostenuti della Francia.

Il monito di Assad

Non è fuori luogo ricordare quello che più volte ha ribadito il presidente siriano Bashar al Assad riguardo al sostegno di alcuni governi occidentali al terrorismo, infatti quando in particolare gli fu chiesto se sarebbe stato disposto a collaborare con altri paesi per combattere contro il terrorismo rispose: “Paesi come Turchia, Qatar, Arabia Saudita e i paesi occidentali che forniscono copertura al terrorismo come Francia, Stati Uniti o altri, non possono combattere il terrorismo. Non puoi essere con e contro il terrorismo allo stesso tempo. Ma se questi paesi decidessero di cambiare le loro politiche e si rendessero conto che il terrorismo è come uno scorpione – se lo metti in tasca, ti pungerà – ebbene, se ciò accadesse, non avremmo obiezioni alla cooperazione con tutti questi paesi, a condizione che sia una vera e non una falsa coalizione per combattere il terrorismo”. Come può la Francia farsi portabandiera della lotta all’estremismo islamico, se essa stessa lo ha sostenuto in Medio Oriente?

Difendere i confini

Il terrorista di Nizza è entrato in Francia passando da Lampedusa, questo ci ricorda di nuovo quanto sia falsa e ipocrita la narrazione mondialista dell’accoglienza per tutti e quanto sia invece importante proteggere i confini della propria patria. Il generale Soleimani, grande stratega nella lotta contro il terrorismo, affermò riguardo alla necessità di proteggere i propri confini: “Oggi, non molto lontano dal nostro Paese, siamo di fronte a una crisi religiosa seria. […] Se qualcuno agisce in modo da rendere una nazione indifferente a questo pericolo, sarà responsabile del versamento del sangue di questa nazione un domani. Questa crisi è come una pestilenza e una grande calamità. Se in uno Stato confinante si presentasse la peste o il colera e con essa una grande calamità minacciasse il nostro paese, cosa faremmo per l’immunità e la sicurezza della gente della nostra terra? Non metteremmo in quarantena i nostri confini? Non controlleremmo chi entra ed esce dai confini della nostra terra? […] Ora una peste quale è l’Isis è ai nostri confini, per loro è più facile sgozzare un essere umano che una pecora; non uno o due, ma centinaia di individui al grido di Allahu Akbar vengono sgozzati con un coltello! Chi non rende consapevole la gente di questo pericolo, chi non s’impegna a risolvere questa calamità, sarà responsabile della tragedia futura. Ciò corrisponde ai nostri interessi nazionali: combattere contro l’Isis e contro i gruppi takfiri significa difendere gli interessi nazionali”.

Il doppio standard della libertà di espressione

Una terza via (né con il mondialismo, né con il terrorismo) si pone anche una serie di domande riguardo alla reale presenza di libertà di espressione in Occidente, che chiunque può notare semplicemente scrivendo un post di critica a categorie “intoccabili” della società, come sottolineato da Ali Khamenei, Guida suprema dell’Iran, nel suo messaggio rivolto ai giovani francesi: “Giovani francesi! Chiedete al vostro Presidente perché sostiene l’insulto al Messaggero di Dio in nome della libertà di espressione. Libertà di espressione significa insulto, in particolare rivolto a personalità luminose e sacre? Non è forse questo stupido atto un insulto alla ragione delle persone che lo hanno eletto come presidente? La prossima domanda da porsi è: perché è un crimine sollevare dubbi sull’Olocausto? Perché qualcuno che scrive di tali dubbi può essere imprigionato mentre è permesso insultare il Profeta?”.

C’è veramente da chiedersi: perché per Charlie Hebdo è lecito proporre vignette blasfeme per i musulmani, come d’altronde già fatto in passato nei confronti dei cristiani – ricordiamo inoltre le vignette pubblicate in occasione del terremoto di Amatrice, in nome della libertà di espressione -, ma se si avanzano critiche verso certe politiche, pratiche ed ideologie della società, si è etichettati come antisemiti oppure omofobi? Esiste allora un doppio standard per la libertà d’espressione e uno anche per la lotta al terrorismo?

Hanieh Tarkian

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6 Commenti

  1. A parte la discutibile politica estera francese in medio oriente e africa. Condivido solo che ognuno deve difender i propri confini e la propria identità. Non condivido per niente il resto di questo articolo in tema di libertà di espressione. La libertà di espressione deve essere totale o non è . forse qualche abitante di amatrice si sarà anche sentito offeso, ma una persona normale ti manda semplicemente a quel paese oppure ti denuncia in tribunale , non viene a casa tua ad ucciderti . questa è una mentalità sbagliata, violenta , profondamente malata. Chi condivide questa mentalità malata e violenta non puo vivere in Europa . io voglio la libertà di poter dire quello che penso e se qualcuno si sente offeso mi deve citare in tribunale non sgozzarmi. Ma scherziamo

  2. A favore dei nostri vicini di storia latina, come noi, ritengo giusto sottolineare che dobbiamo parlare di chi gestisce la Francia e non dei francesi.
    Inoltre, quando si vuol far fuori scorrettamente un avversario, presunto o meno, si fa sempre leva rinforzando (!) sul lato che appare (!) peggiore, più debole… Da qui, a mio avviso bisogna valutare l’ ingiusto ed assurdo massacro della Vandea, degli Indiani d’ America, dei Sudisti, dei Pagani, dei Cattolici, degli Ebrei, dei Mussulmani, ecc.ecc. Questo vuol dire essere “pacifisti scemi”? No davvero. Sostanzialmente bisogna condurre sempre e solamente la guerra alla disonestà, alla falsità e non si sbaglia un colpo! Bisogna schiarire il campo per uno scontro-confronto costruttivo e sul serio selezionante.
    Grazie a H.Tarkian per l’ invito alla conoscenza e riflessione.

  3. La contraddizione della politica francese è molto più antica e profonda della politica estera di Macron o del XX secolo in genere. I Francesi non capiscono che non è possibile difendere nessuna identità, tradizione o sovranità senza rinunciare ai disvalori del 1789, sui quali si fonda la “republique”. Anzi, aggravano la situazione, cercando di utilizzare proprio questi disvalori come armi per difendersi. Detto ciò, la metastasi maomettana è comunque da estirpare sempre, comunque e dovunque. La Cina, non contagiata da ideologie umanitarie, liberali, democratiche, relativiste, lo ha capito, infatti prende a calci nei denti la minoranza maomettana degli Uighuri.

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