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Nizza, 30 ott – Era sbarcato a Lampedusa approfittando dei «porti aperti» tanto voluti dal nostro esecutivo il killer islamista che ieri ha ucciso tre persone a Nizza, sgozzandone una e decapitandone un’altra. Tunisino di 25 anni, Brahim Aoussaoui è stato catturato dalle forze dell’ordine dopo essere stato ferito e bloccato dalle forze speciali francesi intervenute sul posto.

L’approdo a Lampedusa

Brahim era sbarcato poco più di un mese fa – per la precisione il 20 settembre scorso – a Lampedusa, a bordo di uno delle miriadi di barchini che invariabilmente sfuggono ai controlli e riversano centinaia clandestini sulle coste, dieci o venti alla volta. Ventotto barchini, nel giorno dello sbarco del nostro terrorista. Magari anche lui durante la traversata era stato immortalato in quei video che mostrano gli immigrati stipati sui gommoni, mentre ridono, ascoltano musica, agitano coltelli, ostentano iPhone, catene d’oro, orologi costosi. Chissà.

Sulla Rhapsody

Oltre 300 clandestini sbarcati quel giorno hanno poi raggiunto altre 500 persone a bordo della nave quarantena Rhapsody, dove, raccontano i testimoni, Brahim «trascorreva gran parte del tempo al telefonino, e diceva di voler andare in Francia dove aveva dei parenti». Difficile pensare a una conversione all’islam radicale avvenuta dopo l’arrivo in Italia: l’attentatore era probabilmente approdato in Europa con uno scopo preciso.

Il fotosegnalamento e la denuncia

Nessuna segnalazione a suo carico dalla Tunisia, e nessun avviso all’Italia sulla sua potenziale pericolosità, riporta il Corriere ricostruendo le tappe del suo arrivo in Francia. A Lampedusa le procedure di fotosegnalamento di Brahim Aoussaoui non hanno riscontrato anomalie: nome, cognome, nazionalità, data di nascita, impronte digitali, fotografie, denuncia penale per «ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato», iscrizione sul registro degli indagati della Procura di Agrigento. Alla fine delle operazioni Brahim è stato portato prima all’hotspot, poi il 25 settembre sulla Rhapsody.

La fuga

Fino all’8 ottobre, al termine della quarantena. Al secondo fotosegnalamento, quello effettuato al termine del periodo di confinamento sulla Rhapsody,i funzionari deputati alla verifica dello status avevano stabilito che Brahim era un immigrato irregolare da rimpatriare. Un rimpatrio reso difficoltoso dagli accordi di restituzione, ancora più macchinosi a causa della pandemia. Dalla nave il 21enne tunisino era sceso con in tasca il decreto di respingimento dal territorio nazionale firmato dal questore, da eseguire entro una settimana, e un attestato della Croce Rossa per l’assistenza e i controlli ricevuti a bordo. Ma Brahim Aoussaoui si trovava a piede libero, e ha fatto perdere immediatamente le proprie tracce. Fino a ieri mattina, a Nizza.

Cristina Gauri

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12 Commenti

  1. alez…altri morti dovuti all’imbecillità dei nostri governanti.
    da gente come questo bastardo,come igor il russo e come centomila altri,
    che girano liberi qui europa per la debolezza dei controlli,
    la scarsa repressione dei crimini…
    e la CRIMINALE,IMPERDONABILE mancanza di palle dei nostri politici.

    quello di cui non si rendono conto,è
    che cose come questa NON vengono dimenticate…
    e producono nel tempo sempre più rabbia,sempre più rigetto verso il diverso,
    sempre più odio.

    cosa credono,che non ci saranno conseguenze?
    poveri,patetici idioti cerebrolesi….
    e parlo dei nostri cosidetti potenti,non degli immigrati:
    SONO I NOSTRI POLITICI LA PRIMA CAUSA DI QUESTO STATO DI COSE,
    e se continueranno così,un giorno di questi ci trascineranno tutti quanti in una guerra come è successo in kossovo:
    con le stesse conseguenze,e per
    gli stessi motivi.

    spero solo che quando succererà (nota,non SE,eh? QUANDO)
    ci vadano di mezzo LORO,per primi..e tutti i loro amici,sodali,figli e parenti:
    fortunatamente in tempi di internet la memoria della popolazione è ferrea,e
    NESSUNA pessima azione…
    VIENE DIMENTICATA.

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