Roma, 5 ott – Beffati dai francesi, scalzati dai russi e dai turchi. Breve storia triste di un’Italia che ha perso terreno (generosa considerazione eufemistica) nella sua “quarta sponda”. L’ultimo schiaffo, neanche a dirlo, ce l’ha rifilato il “sultano” Erdogan, siglando un’intesa di ferro con Tripoli. Un patto che sulla carta riguarda semplicemente la collaborazione energetica tra Libia e Turchia, ma che di fatto si traduce con l’esplorazione di nuovi giacimenti di gas e petrolio, in particolare nella Zona esclusiva economica libica off shore. Un’ampia fascia di mare che arriva a sud di Creta e che ora la Turchia potrebbe sfruttare in accordo con il governo di Tripoli. In sintesi: presto potrebbe essere Erdogan a venderci gas e petrolio libici.

Gas, così in Libia siamo stati beffati dalla Turchia

L’accordo è stato raggiunto lunedì da una delegazione turca – guidata dal ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu, quello della Difesa Hulusi Akar, quello dell’Economia Fatih Donmez e quello del commercio Mehmet Mus – arrivata appositamente nella capitale libica. Quattro personaggi di primo piano del governo di Erdogan, accompagnati peraltro dal capo dell’intelligence e dello stato maggiore della Turchia, giusto per comprendere quanto Ankara tenesse a questa “missione speciale”. Cavusoglou, il potente ministro degli Esteri turco che a lungo ha cercato di cucire trame anche nella partita ucraina, ha fatto sapere che gli accordi in questione “sono tra due Stati sovrani sulla base di una cooperazione win-win. Quindi i Paesi terzi non hanno il diritto di intervenire“. Parole tutt’altro che sibilline, semmai trancianti e volte a rimarcare l’influenza conquistata negli ultimi anni dalla Turchia in Tripolitiana.

Il tutto nel silenzio assordante dell’Italia, con il ministro Luigi Di Maio ormai sparito dai radar internazionali. Ad opporsi all’intesa raggiunta fra Tripoli e Ankara, si è levata soltanto la voce del parlamento di Tobruk – che ha bollato come “illegale” questa iniziativa bilaterale -, oltre a quella del ministro egiziano e del suo omologo greco. “Non è la prima volta che la Turchia sembra ignorare il contesto internazionale”, ha poi detto il portavoce del governo di Atene, Yannis Economu.

Eugenio Palazzini

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