Roma, 22 dic – In Europa, le questioni legate al gas sono particolarmente esasperate a causa della volontà  di dipendere meno dalle risorse del gas russo. In effetti, l’emergere di nuovi esportatori di gas con cui negoziare, rappresenta una grande opportunità per diversi attori, in particolare gli stati o le compagnie petrolifere.

La scoperta di nuovi giacimenti di gas in Israele, aggiunta al potenziale energetico dell’Egitto e alle ambizioni turche, suggerisce che il Mediterraneo sia ora un grande teatro per il gioco energetico. Sebbene i depositi del nostro bacino naturale siano lontani dal rappresentare la maggior parte delle risorse di gas del mondo, la loro ubicazione solleva questioni geopolitiche di rilievo. Possiamo vedere che il gas, una fonte di energia e opportunità, è diventato una nuova fonte di tensione. Molto probabilmente si giocherà il dominio dell’energia tra Israele ed Egitto, aprendo una nuova fase di sviluppo nella regione ma determinando anche nuove rivalità e lotte di potere.
 I nuovi giacimenti di gas scoperti in Israele stanno infatti contrastando l’apparente dominio energetico del Cairo, che aveva cominciato a emergere. Ancora più sorprendente, anche se l’Egitto era un importante produttore di gas, un contratto presentato come “storico” è stato firmato tra l’Egitto e Israele, con il secondoche ora si posiziona come nuovo fornitore dei primi. Quest’ultimo ha visto diminuire il proprio potenziale di leader a causa dell’aumento del fabbisogno energetico legato a una crescita demografica significativa e all’esplosione del consumo di energia. È quindi paradossale notare che i due attori che si contenderanno in futuro per il dominio del mercato del gas sono, per il momento, in una fase di cooperazione.

Tuttavia, questo accordo sembra essere la bozza di strategie specifiche per entrambi i paesi. Da un lato, le buone relazioni con Israele e il  contratto siglato, potrebbe consentire all’Egitto sia di incrementare la propria politica commerciale sia di risparmiare tempo per sviluppare il proprio mercato del gas in seguito alla scoperta del deposito Zohr nel 2015. Con questa importante nuova fonte di gas, l’Egitto prima o poi troverà il percorso dell’indipendenza energetica.

Dall’altra parte, Israele deve fare i conti con l’assenza, sul suo territorio, di infrastrutture adatte. Le risorse di gas implicano infatti installazioni specifiche e costose. La domanda interna, non importa quanto sia forte, non può essere sufficiente per finanziare questi investimenti: la sfida è quella di trovare nuovo sbocchi. Per Israele, un accordo con l’Egitto è l’occasione per ottenere risultati tangibili, generare una significativa domanda estera e quindi ravvivare la speranza di dominare il mercato prima che l’Egitto riprenda il sopravvento.
È utile ricordare che in precedenza esisteva un contratto tra Israele ed Egitto, quando l’Egitto era indipendente in termini energetici e si posizionava come un potente esportatore di gas. Tuttavia, questo contratto non aveva resistito alle tensioni tra i due stati: le loro relazioni erano state indebolite dal rovesciamento dei Rais, nonché dalle operazioni di sabotaggio del gasdotto. Anche l’Egitto considerava questo contratto troppo vantaggioso per Israele.

La questione principale è stabilire insomma se Israele e l’Egitto possono andare oltre le loro differenze storiche e le loro rivalità. Piuttosto che un vero disgelo nei rapporti tra i due paesi, sembra più appropriato parlare di strategie di sviluppo individuali per la leadership energetica nel Mediterraneo. Questo elemento è tanto più vero in quanto le principali differenze di percezione tra Israele ed Egitto sembrano preesistere. Se Israele parla di un contratto storico e sembra intimamente convinto che questa alleanza sarà la chiave del successo, l’Egitto è più misurato e cauto riguardo all’accordo. Quest’ultimo potrebbe benissimo essere rotto, non essendo considerato ufficiale. Tutto dipenderà dai benefici che sarà in grado di portare. Pertanto, questi diversi punti di vista, simboli di divergenze di lunga data tra i due attori, costituiscono una potenziale fonte di ulteriore tensione e sottolineano la natura destabilizzante delle risorse energetiche, o almeno la loro gestione.

Il problema delle partnership con gli stati oltre il Mediterraneo sta anche facendo rivivere le tensioni. Allo stato attuale, tutto sembra indicare che l’Europa favorirà l’Egitto per le sue importazioni: una relazione del Parlamento europeo nel 2017 (elaborata dalla Direzione generale per le politiche estere) afferma che “l’Egitto sembra detenere la chiave per il futuro del gas nel Mediterraneo orientale”. Oltre alle infrastrutture che lo rendono più competitivo, l’Egitto sembra concentrare più risorse di Israele, soprattutto in termini di confini. L’Egitto ha fissato le frontiere, dove Israele non è ancora d’accordo con il Libano sui suoi confini terrestri e marittimi. Sembra quindi molto più facile negoziare con l’Egitto. Tuttavia, l’Europa ha deciso di concludere accordi separati con l’Egitto e Israele: mentre questa strategia può servire gli interessi europei, costituisce tuttavia un nuovo elemento di disturbo nelle relazioni tra i due stati mantenendo una concorrenza fra di loro.

Tutti questi nuovi elementi portano alla conclusione che non è sempre vero pensare che lo sviluppo economico di una regione consentirà di regolare le tensioni geopolitiche. La prova consiste proprio nell’osservare che il successo del gas di alcuni paesi sta creando ancora più tensioni e rivalità. Le questioni legate al gas nel Mediterraneo non riguardano solo Israele e l’Egitto, ma sono anche collegate ad altri attori regionali o internazionali. In primo luogo, la questione del dominio dell’energia non sarà risolta senza l’irruzione della Turchia nelle strategie locali. Erdogan desidera da tempo trasformare la Turchia in un centro energetico, un’ambizione che compete con le aspirazioni dell’Egitto. La Turchia ha già dimostrato di poter agire per impedire lo sviluppo di altri stati della zona che potrebbero costituire una potenziale minaccia per la sua leadership (come ha dimostrato con Cipro). È quindi possibile pensare che la Turchia non permetterà a Israele di diventare uno dei principali attori del gas nella regione, il che non può che rafforzare le tensioni.
Oltre la Turchia, non dobbiamo dimenticare il ruolo svolto dai maggiori gruppi petroliferi nella regione: l’Eni ha scoperto i grandi giacimenti egiziani, il contratto tra Israele ed Egitto è stato firmato dalla compagnia egiziana Dolphinus e da un consorzio israelo-americano (Delek e Noble Energy). Ciò che questi esempi dimostrano è che gruppi come l’Eni hanno compreso le questioni in gioco nel Mediterraneo, che saranno decisive per il futuro energetico della regione e del mondo. A questa influenza delle grandi aziende, si può aggiungere anche la presenza, sempre in filigrana, degli Stati Uniti, che non intende rimanere passiva nella regione allo scopo di ostacolare le ambizioni russe o cinesi che hanno legami sempre più stretti con Ankara. In ogni caso, la sfida per Israele, l’Egitto e altri attori regionali sarà quella di essere i più competitivi possibili al fine di continuare ad attirare l’interesse degli attori chiave dell’energia per la regione. 
Ciò che è importante sottolineare è che anche la lotta per il dominio dell’energia nel Mediterraneo è destinata ad aumentare ulteriormente la volatilità geopolitica della regione.

Giuseppe Gagliano

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