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Roma, 14 apr – Sono passate appena due settimane da quando, lo scorso 28 marzo, il governo dell’Ecuador ha ceduto alle pressioni degli Usa e dell’Unione Europea rendendo ancora più difficoltoso l’esilio forzato di Julian Assange, cofondatore e caporedattore di WikiLeaks, “rifugiato” dal giugno 2012 presso l’ambasciata del Paese sudamericano a Londra.
Nelle sue recenti attività sui social media, Assange ha espresso posizioni critiche in merito all’arresto in Germania del separatista catalano Carles Puigdemont e alle espulsioni dei diplomatici russi in diversi Paesi in seguito al caso Skripal. A seguito di questi post di condanna, i suoi accessi alle reti informatica e telefonica sono stati sospesi, a detta dei funzionari ecuadoregni per “prevenire potenziali danni che potrebbero mettere a rischio le buone relazioni dell’Ecuador con l’Ue e gli Stati Uniti”, nella pratica cercando di imbavagliare il controverso ex-hacker.
Ciononostante WikiLeaks, che negli anni non ha mai interrotto la propria attività volta a far trapelare la verità circa fatti e legami “scomodi” per i governi di tutto il mondo attraverso la pubblicazione di documenti inviati in forma anonima, non ha accusato alcuna battuta di arresto. Anzi: è di ieri il post, pubblicato sull’account twitter ufficiale dell’organizzazione, in cui viene promessa una ricompensa di 100.000 $ per chiunque fornisca informazioni ufficiali riservate (intercettazioni, rapporti, email) in grado di indicare le responsabilità dietro il presunto attacco chimico a Douma, in Siria. In un ulteriore tweet WikiLeaks ha anche citato un aggiornamento della rete NBC in cui si annunciava che il presidente Trump avrebbe preso una decisione su come procedere riguardo alla situazione in Siria entro le successive 48 ore, commentando: “Il mondo sta per vedere il processo decisionale di Trump con accanto John Bolton (uno dei principali sostenitori della guerra in Iraq) come consigliere per la sicurezza nazionale”.
WikiLeaks deve la sua fama al fatto di non essersi mai lasciata influenzare da governi, poteri forti o posizioni comode, né di essersi allineata alla narrativa dei mass media: il fatto che manifesti ponderati dubbi riguardo al presunto attacco portato avanti dalle milizie di Assad a Douma, dovrebbe di per sé essere un elemento da prendere in seria considerazione, in questa brutta storia.
Alice Battaglia

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