south-stream-in-bulgariaRoma, 30 dic – L’annuncio dato da Putin, meno di un mese fa, sulla probabile cancellazione del progetto South Stream, il gasdotto che nelle intenzioni dovrebbe (o avrebbe dovuto) collegare la Russia direttamente con l’Europa oltrepassando l’Ucraina, era stato accolto con diverse reazioni. Da una parte il crollo di Borsa delle aziende impegnate nel progetto, Eni e soprattutto Saipem. Dall’altra lo scetticismo di chi vedeva, nella mossa del presidente russo, un tentativo di giocare di rimessa nei confronti dell’Unione Europea che, sin dall’inizio, aveva posto condizioni regolatorie quasi ostative alla realizzazione della tratta.

Dalle parole ai fatti. Secondo quanto riportato nella giornata di ieri, Gazprom sarebbe pronta a liquidare le quote del consorzio al quale, oltre alla stessa Gazprom e ad Eni, partecipano anche la tedesca Wintershall (gruppo Basf) e la francese Edf. Nulla è detto sulla quota che verrà rimborsata, ma stando alle prime indiscrezioni sembra che ammonterebbe al capitale investito nel 2007 -anno della creazione della joint venture- più un tasso di interesse ancora da definire a titolo di rimborso dell’investito pluriennale poi non concretizzatosi. Per Eni, che ancora non ha rilasciato alcun commento ufficiale, si tratterebbe di oltre 300 milioni di euro. Una somma non indifferente, comunque irrisoria di fronte alle potenzialità future del progetto.

Più complicata la posizione invece di Saipem, a sua volta controllata al 43% dalla stessa Eni. Le sue navi posatubi Saipem 7000 e Castoro Sei erano partite dai porti bulgari proprio nei giorni precedenti l’annuncio di Putin, a seguito della firma a maggio del contratto da due miliardi per la costruzione di importanti sezioni del gasdotto sottomarino. Con l’accantonamento del progetto si presentano rilevanti problematiche, dato che le due navi dovranno interrompere il proprio lavoro e difficilmente potranno essere riallocate in altre attività sul breve termine. Le penali che Gazprom si vedrà costretta a corrispondere è improbabile saranno sufficienti a compensare i mancati guadagni.

L’ultima parola su South Stream non è ancora detta ma, se la proposta di riacquisto delle quote dovesse veramente concretizzarsi, allora la definitiva fine del progetto sarà solo questione di tempo.

Filippo Burla

Mentre scrivevamo è arrivata questa nota di Eni, nella quale la società comunica la sua uscita dal consorzio South Stream.

San Donato Milanese (MI), 29 dicembre  2014  – Eni ha stipulato un accordo per la cessione della sua quota di partecipazione del 20% nella società South Stream Transport B.V. a Gazprom.

A seguito della transazione, Eni recupererà il capitale investito a oggi nel progetto, calcolato coerentemente con gli accordi esistenti.

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