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harlockRoma, 30 dic – In campo cinematografico il 2014 ha visto l’uscita di numerose pellicole banali, sequel senza capo né coda e un diffuso tentativo di rimaneggiare le classiche fiabe e personaggi leggendari con il chiaro scopo di deformarne il significato.

Mentre sulla mossa commerciale de Lo Hobbit non vale la pena spendere una riga, può valere la pena elencare almeno alcuni dei film che hanno segnato positivamente l’anno che si avvia alla conclusione. Scontata l’inclusione in questa lista di Interstellar, recensito ampiamente in questi giorni su queste pagine.

Partiamo con Capitan Harlock di Shinji Aramaki, su cui si è ampiamente discusso anche in queste pagine. Un film spettacolare che proietta il pirata spaziale nel nuovo millennio, con una storia ricca di simbolismi e passaggi non scontati. Tra richiami alla mitologia nordica e accelerazioni di stampo archeofuturista, il regista rinnova e rimaneggia efficacemente un personaggio tutt’oggi molto amato dal pubblico. Qui Harlock appare come un tipo mitico, quello del guerriero e dell’uomo libero, e il passaggio di testimone alla fine del film non rappresenta una conclusione, ma l’inizio di una nuova avventura. Da segnalare, dello stesso regista, Appleseed Alfa.

Anche de Il pianeta delle scimmie, revolution si è già discusso. In questo film la comunità di scimmie guidate da Cesare è organizzata secondo la differenziazione tradizionale di ruoli e funzioni. Nel complesso si tratta di buon prodotto, ben girato e mai banale che sviluppa con sapienza i presupposti del precedente L’alba del pianeta delle scimmie.

Nell’aprile 2014 esce nelle sale italiane una piccola gemma: Locke. Lasciando per una volta i panni dell’uomo di azione, Tom Hardy recita la parte di una padre e marito stretto nella morsa di un dovere etico a cui sente di non poter mancare. Girato interamente all’interno dell’auto, il film è incentrato unicamente su un solo attore, ma il crescendo di tensione e la sobria potenza del protagonista lo rendono un lavoro più unico che raro nel cinema contemporaneo. Tutto si regge sulle capacità espressive di volto e voce, con un Hardy pienamente focalizzato nella resa di una situazione emotiva pesantissima.

Doveva essere il lungometraggio dell’addio alle scene, Si alza il vento del maestro Hayao Miyazaki, ma si tratta fortunatamente soltanto dell’ultimo di una lunga serie di capolavori. In questo coraggioso lavoro il protagonista è Jiro Horikoshi, progettista di aerei che diede vita ai famosi Mitsubishi A6M Zero, gli apparecchi usati dal corpo speciale dei Kamikaze durante la Seconda guerra mondiale. In bilico tra sogno e realtà, il tratto sobrio e leggero dei sentimenti e la gravità dell’evento bellico, Miyazaki narra da un punto di vista inusuale l’alzarsi del vento divino (kamikaze, appunto) nella tempesta del conflitto.

Girato nel 2013 ma arrivato in Italia nel 2014, Killing Season è un film ostico e poco compreso. De Niro e Travolta sono i protagonisti di un cruento duello che sfocia in un continuo dialogo sui temi della guerra, della vita e della morte. Entrambi veterani della guerra di Bosnia, incarnano i due opposti di un legame che avvicina i soldati di ogni fazione; una comunanza che si crea non sulle parole e l’astrazione, ma sulla realtà della vita e, talvolta, sulla sua crudezza. Un film ambientato nella natura selvaggia, violento e cupo, che è forse debitore in più di un punto allo stile narrativo del gigante Cormac McCarthy.

Francesco Boco

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