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Quando si entra nel campo della geopolitica, bisogna parlar chiaro. Altrimenti si rischia solo di dar fiato alla bocca. La posizione geopolitica dell’Italia sullo scacchiere internazionale è questa: ultima tra le grandi potenze e prima tra le piccole. Di più: avendo perso una guerra mondiale, la nostra nazione è stata inglobata (a forza) nell’impero statunitense; e con Maastricht, ci siamo addirittura lasciati inglobare (per difetto di calcolo) nel leviatano di Bruxelles. Che, geopoliticamente parlando, non ha forma né sostanza, ed è di fatto un valletto di Washington. Detta in maniera nuda e cruda: siamo periferia della periferia.



Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di luglio 2021

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La geopolitica, però, non è ontologia. Nulla è eterno a questo mondo, figurarsi gli equilibri internazionali. In altre parole, la storia non è ancora finita, checché ne dicano i cantori dello status quo, i fatalisti senza spina dorsale e i gendarmi (europeisti) della civilizzazione americana. Tuttavia, la strada per «tornare potenza» è lunga: sarà lavoro non di individui, ma di generazioni. Sarà, inoltre, una strada irta di ostacoli, apparentemente insormontabili. Serviranno volontà e coraggio, non certo lagne e recriminazioni. La via che conduce alla potenza, infatti, è lastricata di sacrifici, rinunce ed eroismi. Silenziosi, il più delle volte. Perché questo non è il tempo dei proclami, ma dell’azione.

La soglia di potere

Ora, come si esce dalla periferia e si diventa nucleo? Una buona risposta ci arriva da un politologo argentino, esperto di geopolitica e storia delle relazioni internazionali. Si chiama Marcelo Gullo e non è del tutto ignoto al pubblico italiano. Già nel 2010, infatti, è stata tradotta nella nostra lingua la sua opera maggiore, L’insubordinazione fondante (Vallecchi ha scelto come titolo La costruzione del potere). Gullo, come detto, è argentino, e ha scritto un volume esplicitamente indirizzato alle nazioni latine che si trovano alla periferia (americana) dell’impero statunitense. Lo scopo del libro è chiaro: conoscere la storia delle nazioni che hanno saputo farsi superpotenza, per meglio operare un’«insubordinazione fondante». E cioè un moto di rivolta in grado di fondare un nuovo ordine internazionale.

Nell’elaborazione teorica di Gullo, acquista particolare rilevanza il concetto di soglia di potere. Di che cosa si tratta? L’autore la definisce come «quantum di potere minimo necessario al di sotto del quale cessa la capacità di autonomia di un’unità politica. Soglia di potere è, dunque, il potere minimo di cui ha bisogno uno Stato per non finire nello stadio di subordinazione, in un determinato momento della storia; dalla sua natura storica e relativa dipende, di conseguenza, anche la natura “variabile” di questa soglia di potere». Tradotto: le superpotenze sono tali proprio perché sono state in grado di alzare la soglia di potere; e chi non raggiunge questa soglia diventa, di fatto, un soggetto subordinato.

Stati, nazioni, imperi

Per esemplificare meglio questo concetto, dobbiamo guardare brevemente agli ultimi cinque secoli di storia. Nell’Europa moderna, con la crisi della Chiesa e del Sacro romano impero, i grandi attori della politica internazionale diventano gli Stati nazionali: Spagna, Portogallo, Francia e Inghilterra. È lo Stato-nazione la nuova soglia di potere: chi la raggiunge è padrone del proprio destino, mentre gli altri sono condannati all’irrilevanza. L’Italia e la Germania, divise e frammentate, conoscono così la loro decadenza geopolitica. Pensiamo alle repubbliche marinare, grandi potenze dell’Europa medievale, ma ora incapaci di competere con i nuovi e più potenti Stati nazionali.

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Alla fine del XV secolo, con l’apertura della rotta atlantica, prende avvio il processo della «prima globalizzazione». La soglia di potere, in questo caso, viene alzata dall’Inghilterra, che sviluppa una forte manifattura, mentre le altre nazioni continuano a fondarsi sul commercio delle materie prime (ossessivamente ricercate nelle Americhe). La nuova soglia di potere, insomma, è lo Stato-nazione industriale. Spagna e Portogallo, rimasti indietro, iniziano il loro declino, mentre la Francia si mette all’affannoso inseguimento dell’Inghilterra. Italia e Germania, invece, non raggiungeranno questa soglia che nel XIX secolo.

Una strategia geopolitica per l’Italia

L’ultimo stadio della soglia di potere è stato infine stabilito dagli Stati Uniti: che non sono un «grande spazio» (formula peraltro generica e fumosa), ma uno Stato-nazione continentale (ovviamente industrializzato). Gli unici attori che oggi hanno raggiunto questa nuova soglia di potere sono…

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