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Berlino, 26 set – Non si è nemmeno fatto in tempo a stappare lo champagne per la storica vittoria alle elezioni nazionali, che subito si abbatte una tegola sull’Afd. La presidente Frauke Petry – dopo aver dichiarato, durante la conferenza stampa post-elezioni del partito, di non voler far parte del futuro gruppo parlamentare – ha annunciato stamane che lascerà l’Afd: “Questo passo verrà fatto sicuramente”. La Petry, tuttavia, non ha specificato quando ciò avverrà e se fonderà un nuovo movimento.



Il fatto ha ovviamente del clamoroso, poiché si tratta di uno strappo che – per modalità e tempistiche – lascia abbastanza interdetti. Quel che è certo è che la Petry ha pianificato questa mossa molto tempo fa. Ha infatti prima aspettato di ottenere il mandato parlamentare, appoggiandosi sulle risorse elettorali del partito, per poi dare il benservito all’Afd. Questo, però, non è assolutamente il classico fulmine al ciel sereno. Già da tempo la Petry era in rotta con il resto della dirigenza del partito a causa di divergenze sul futuro dell’Afd.

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La Petry ha sfruttato così un elettorato che l’ha votata in quanto membro di spicco dell’Afd, per poi uscire dal partito che i suoi elettori credevano di aver votato. Non proprio un bell’esempio di eleganza. Quanti l’avrebbero votata, infatti, se non si fosse presentata con il simbolo dell’Afd? Eppure, nonostante tutto, è chiaro che questa mossa nasce dalla necessità di non fare la fine di Bernd Lucke, che proprio lei esautorò due anni fa. Lucke, fondatore del partito, perse la lotta al vertice con la Petry e se ne andò sbattendo la porta e fondando un nuovo partito che, nel giro di un attimo, è caduto nell’anonimato. Una specie di Futuro e Libertà in salsa germanica, insomma.

Però, è ovvio, al tempo l’Afd non era ancora in Parlamento e Lucke non ha potuto valersi di deputati disposti al voltagabbana. Per questo la Petry ha atteso il momento propizio dopo essersi fatta i suoi calcoli. Ma su che numeri può contare veramente? Per adesso, a parte il marito Marcus Pretzell, in ben pochi hanno annunciato di lasciare il partito per seguirla: si contano sul palmo di una mano. Martin Renner, nemico giurato di Pretzell, ha dichiarato che i transfughi – tra dirigenti e militanti – non supererebbero il 10% dei membri del partito. Che, comunque, non sono proprio bruscolini. Ad ogni modo, la partita a scacchi tra la Petry e la dirigenza dell’Afd è iniziata. Forse tra non molto si capirà chi uscirà vincitore da questo braccio di ferro che, però, non potrà che danneggiare l’immagine del partito agli occhi dei suoi elettori.

Giulio Prettenthaler

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