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Hebron, 26 lug – La crisi innescata dalle violenze sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme si trasferisce, ancora una volta a Hebron, in Cisgiordania. E mentre continua la protesta dei palestinesi che si rifiutano di tornare sulla Spianata a pregare nonostante la rimozione dei metal detector, a Hebron un centinaio di coloni è tornato a occupare la Machpelah house.



Un edificio già da anni al centro delle polemiche, che si trova vicino a due scuole palestinesi, nella zona palestinese della città. Poco lontano dalla tomba dei Patriarchi. Già nel 2012 c’era stata un’azione simile e l’esercito israeliano, dopo aver evacuato la casa l’aveva sigillata.

In tutto si tratta di una quindicina di famiglie, che si rifiutano di abbandonare la casa, dicendo che è di loro proprietà, che è stata acquistata legalmente anni fa. L’esercito era pronto a evacuarle, ma tutto è stato bloccato. I ministri e membri della Knesset dei partiti Likud e Casa ebraica, si sono congratulati con le 15 famiglie e hanno invitato il premier Benyamin Netanyahu e il ministro della Difesa Avigdor Lieberman a non impartire all’esercito l’ordine di intervenire. “non esiste migliore risposta sionista di questo atto” hanno commentato alcuni ministri. Un altro segno di come il governo dello Stato ebraico sia ormai sotto scacco dalla componente oltranzista e religiosa dei coloni.

Con l’occupazione della Machpelah house, di fatto, un nuovo insediamento di coloni ebrei si sta creando a Hebron, dove già la situazione è pesantissima. Hebron, che recentemente l’Unesco ha dichiarato essere proprietà palestinese nonostante vi siano sepolti i patriarci del popolo ebraico, è l’unica città rimasta militarizzata dopo gli accordi di Oslo, del 1993. Oltre 4mila soldati proteggono i nemmeno mille coloni. I 150mila palestinesi sono oggetto quotidiano di intimidazioni e violenze. 40 mila di loro vivono sotto un permanente assedio militare, e di coloni, in quella che viene definita la zona H2.

Il conflitto tra israeliani e palestinesi a Hebron ha assunto negli anni contorni drammatici, con i coloni che hanno invaso la Città Vecchia, proprio sopra al suq, e usano violenze continue nei confronti dei residenti palestinesi. Dopo la Guerra dei Sei Giorni a Hebron è stato un susseguirsi di coloni che hanno man mano occupato e cacciato dalle loro proprietà i palestinesi, che di fatto vivono in una città fantasma. Il culmine si è toccato il 25 febbraio 1994 quando un ebreo ortodosso, Baruch Goldstein, proprio nei pressi della grotta di Macpela, massacrò alle spalle 29 musulmani palestinesi in preghiera, dopo essere entrato in moschea. A Hebron lo considerano un eroe, perché è stato ucciso dai superstiti, e sulla sua lapide l’epitaffio recita “martire con le mani pulite e il cuore puro”.

Anna Pedri



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