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Bruxelles, 26 lug – Un altro schiaffo all’Italia da parte dell’Europa in tema di emergenza immigrati è arrivato questa mattina dalla Corte di Giustizia dell’Ue. Crisi migratoria o no, l’asilo si chiede solo nel Paese in cui si sbarca. Il regolamento di Dublino, quindi non si tocca.

La Corte di Giustizia dell’Ue era stata chiamata a pronunciarsi su un caso riguardante la Croazia e la Slovenia, a proposito di migranti che hanno attraversato clandestinamente la frontiera tra Croazia e Slovenia. In quel caso si trattava di un cittadino siriano e due famiglie afghane, che avevano fatto domanda di asilo in Slovenia e Austria dopo aver varcato senza visto la frontiera dalla Croazia. Il loro trasporto, però, era stato organizzato dai croati per permettere la presentazione della richiesta in altri Paesi europei. Secondo la Corte la domanda di asilo deve essere presa in carico dal primo Paese di approdo, cioè la Croazia e non da quello dove è stata presentata, cioè la Slovenia o l’Austria. I fatti risalgono al 2015, quando ancora la rotta balcanica delle migrazioni era aperta.

Lo stesso principio, quindi, si applica all’Italia e a tutti gli immigrati che sbarcano dalle navi delle ong che vanno a prendere i sedicenti profughi al largo delle coste libiche. Gli ultimi dati ufficiali del Viminale parlano di 93.417 persone dal 1 gennaio fino a ieri mattina.

Con questa sentenza che sancisce l’impossibilità a deroghe del regolamento di Dublino nemmeno in casi di emergenza, la Corte di Giustizia dell’Ue ribalta il parere dato dal suo Avvocato Generale, Yves Bot, il quale propone (per un altro caso) il ricollocamento obbligatorio dei richiedenti asilo, un meccanismo che secondo Bot “contribuisce realmente e in modo proporzionato a far sì che la Grecia e l’Italia possano far fronte alle conseguenze della crisi migratoria del 2015”.

Ogni spiraglio che poteva aprirsi per l’Italia ai fini di sollevare la pressione che lo straordinario arrivo di immigrati sta causando nei porti italiani e conseguentemente nelle città dove i profughi vengono smistati, con la sentenza che blinda il principio di Dublino viene chiuso, e gli immigrati devono restare da noi ospitati nei centri di accoglienza che ingrassano le coop a nostre spese.

Anna Pedri

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