Gessetti colorati buonisti attentato ManchesterRoma, 24 mag – Home page di Repubblica, sezione sulla strage inglese. Ecco cosa troviamo: “La notte dopo Manchester non si arrende. Migliaia alla veglia” (solita solfa sulla città che riprende la vita di tutti i giorni per non darla vinta ai terroristi); “Michele Serra: Colpita la speranza, i più giovani e le ragazze libere”; “Reazioni: Un attacco all’innocenza”; “Video: Tour Eiffel spenta”; “Come spiegare l’orrore ai bambini”; “Paula che ha salvato i bambini, AJ che ha guidato gratis: tutti gli eroi della notte del dolore” (ovviamente AJ è straniero); “I palloncini della libertà offesa, simbolo di qualcosa che nessun fanatismo potrà fermare”; “Il cerchietto con orecchie diventa il simbolo del lutto”.

Ora, sta diventando stucchevole e ripetitivo ironizzare sulle reazioni occidentali alle stragi. Le battute sui gessetti colorati, su Imagine, su tutta questa orgia di bontà, non fanno più né ridere né pensare. Stupisce, tuttavia, che abbiamo fatto prima noi a stufarci di prenderli per il culo che loro ad accorgersi che stanno sbagliando tutto. Va da sé che un approccio vincente al terrorismo comporterebbe un cambio di rotta a 180 gradi. Giornalisti, politici, intellettuali dovrebbero rivedere tutto il loro approccio, fare un’autocritica impietosa, magari ritirarsi dalle scene per via della disastrosa figuraccia fatta. Sarebbe pretendere troppo. Ma, anche dando per scontato che i custodi del pensiero unico tengano il punto anche solo per testardaggine, colpisce comunque l’impermeabilità a qualsiasi ripensamento. Tutto questo protocollo continua a sembrare loro non solo valido e utile, ma anche brillante. Ogni volta ci propinano lo schemino della gioia di vivere contro la pulsione di morte come se fosse una trovata discorsiva geniale. Ogni volta riparte l’elogio dell’amore, dell’innocenza, della tenerezza, del perdono, come se fosse la prima volta, come se avesse una sua forza anche solo retorica.

Una volta nelle redazioni giornalistiche si insegnava se non altro a evitare i luoghi comuni linguistici: mai scrivere che un evento si svolge “in una splendida cornice”, basta con l’Italia stretta “nella morsa del gelo”. Possibile che non ci sia uno che nelle redazioni si alzi e dica “Ok, va bene tutto, ma ora l’elogio della nostra voglia di vivere ha stufato?”. Ma se questo non accade, è semplicemente perché mancano strumenti concettuali alternativi. I media parlano l’unica lingua che hanno a disposizione. Il linguaggio della forza, della fierezza, del patriottismo, della dignità, della durezza, dell’orgoglio non è neanche rifiutato: molto semplicemente sono incapaci di parlarlo, suona alle loro orecchie incomprensibile, lontano, estraneo. E allora, fuori i gessetti. Anche se molti, fra sé e sé, ne avvertono l’intima falsità, la ridondanza, la vacuità, l’inautenticità. Eppure tracciano cuori, lasciano orsetti e accendono candele, compulsivamente, come un drogato che si fa una nuova pera, pur sapendo che potrebbe essere l’ultima, pur capendo che si tratta di felicità sintetizzata in laboratorio, ma senza poterne uscire, senza alcuna via d’uscita che non siano ancora più gessetti, orsetti e candele. Fino all’overdose.

Adriano Scianca

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