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Roma, 30 ago – Il paradosso del Ghana è che, pur essendo il secondo coltivatore di cacao al mondo, produce e consuma pochissimo cioccolato. Questo crea problemi non indifferenti, perchè impedisce alla nazione africana di massimizzare i guadagni che potrebbe avere se solo riuscisse a “chiudere” la filiera dalla materia prima al prodotto finito. I motivi di tale situazione sono da ricercarsi nel fatto che il Ghana deve importare il latte e lo zucchero necessari alle lavorazioni. Senza contare che, essendo un Paese tropicale, il cioccolato prodotto si scioglie facilmente, da cui la necessità di disporre di adeguati impianti di refrigerazione. Tutti elementi che fanno, com’è facile immaginare, crescere i costi totali di produzione.



Dalla materia prima al prodotto finito: verso il cioccolato “made in Ghana”

Nonostante questi ostacoli, il governo del Ghana è determinato a investire nel settore. Un nuovo piano si prepara ed è stato annunciato di persona dal presidente Nana Akufo-Addo nel corso di una visita in Svizzera. La scelta del luogo non è casuale: la nazione elvetica è un importante consumatore delle dolci barrette.

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Il leader ghanese ha dichiarato che il Paese non esporterà più solo cacao, ma anche cioccolata prodotta in loco. Per raggiungere questo obiettivo l’esecutivo intende offrire incentivi fiscali per chi costruirà impianti di trasformazione nelle regioni a più alta intensità di coltivazioni di cacao. Tutto questo si inserisce nella politica One District One Factory che si pone come obiettivo quello di creare industrie che possano trasformare le materie prime in prodotti ad alto valore aggiunto e sta già, peraltro, dando interessanti frutti. Al momento in Ghana sono presenti produttori artigianali di cioccolata quali ’57 Chocolate e Golden Tree, nonché produttori più grandi quali Fairafric, i quali avranno parecchio da guadagnare da queste politiche governative.

Giuseppe De Santis

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1 commento

  1. Segnalo che il latte, soprattutto scadente, e lo zucchero raffinato non son del tutto buoni amici del cacao. La cioccolata vera non può essere “industriale”, come del resto tanti altri alimenti più o meno piacevoli o, meglio, più o meno vitali. Andare in Svizzera per fare i furbi ed intelligenti, su questa materia, più di loro è dura.

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