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Roma, 1 set — L’ennesimo capitolo della «cultura rom vista come arricchimento» di cui tanto cianciava la Boldrini: a Roma un bimbo rom di 11 anni si è rivolto ai carabinieri per denunciare la madre e i fratelli. «Mi picchiano con violenza, da 4 anni. Ora basta, prendeteli». Lo riferisce Leggo.



Bimbo rom si rivolge ai carabinieri e denuncia la madre

L’inferno che il bimbo doveva sopportare aveva come sfondo il campo rom di San Basilio, una delle tante metastasi di degrado, abusivismo nomade e delinquenza che popolano la Capitale. Accolto dai militari dell’Arma, il minore aveva raccontato nei minimi dettagli l’orrore quotidiano nel quale la madre lo costringeva a vivere. Per lui niente scuola, ma un lavoro a tempo pieno a chiedere elemosine per strada e sui mezzi pubblici, o a cercare il rame nei cassonetti; botte e privazioni se l’incasso della giornata era giudicato insufficiente. La madre — se si può definire tale — ordinava ai fratelli del bimbo di picchiarlo in sua vece, oppure lo torturava privandolo del sonno con calci e pugni sulla pancia e in faccia.

“Mia madre mi picchia e mi tortura”

I carabinieri si erano trovati davanti un bimbo rom, lacero e pieno di lividi, intimorito e con evidenti segni di denutrizione. «Mia madre mi mena a calci e pugni in testa e dietro la schiena se mi rifiuto di andare a cercare il ferro e il rame in giro per i cassonetti — ha denunciato agli investigatori durante l’audizione protetta alla presenza di una psicologa —. Dopo la quinta elementare volevo continuare a studiare ma non mi hanno voluto più mandare a scuola per farmi lavorare. Non posso nemmeno riposarmi perché mia madre mi picchia se dormo».

L’arresto

Per la donna, una 36enne di origine rumena, si sono aperte le porte del carcere di Rebibbia. L’ordinanza di custodia cautelare richiesta dal sostituto procuratore Claudia Alberti ed emessa dal gip Paolo Andrea Taviano evidenzia l’agghiacciante serie di episodi di violenza e di maltrattamenti subiti dal bimbo sullo sfondo di uno dei campi rom abusivi maggiormente noti alle cronache per spaccio, roghi tossici e sfruttamento dei minori per prostituzione e accattonaggio.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

1 commento

  1. siamo alle solite….
    abbiamo una migliaia di assistenti sociali più inutili di un buco di kulo sul gomito,che menano discordia e separazioni nelle famiglie,o tolgono figli a genitori che hanno l’unica colpa di essere poveri….

    però dove c’è da intervenire DAVVERO,per costringere
    gente come questa (e altri) a mandare i figli a scuola anzichè a rubare o accattonare,
    o costringere dei caproni fanatici che credono di essere ancora nell’islam medievale (anzichè nel 2021 in un paese europeo)
    a tirar su i figli in maniera da non farne dei disadattati a vita…

    ecco,su questa gente NON INTERVENGONO MAI.
    ma mai,eh?
    proprio mai.

    perchè ci vuole coraggio,ad incidere certi bubboni cancrenosi:
    e il coraggio latita da sempre,nelle istituzioni.

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