Roma, 20 dic – Uno dei paradossi del Ghana è che pur essendo il secondo produttore mondiale di fave di cacao (il primo è la Costa D’Avorio), non produce cioccolata. Di più: quel poco che viene consumato viene importato come prodotto di lusso. Ci sono diverse ragioni per questa situazione, ma tra le forze politiche e imprenditoriali esiste un consenso che qualcosa deve cambiare. Su un mercato che vale 50 miliardi di dollari, il Ghana ne guadagna infatti solo tre. Il resto va a beneficio di imprese e nazioni straniere.

Il governo ha già fatto molto per garantire un reddito minimo soddisfacente ai coltivatori di cacao. Ovviamente questo non basta e per tale motivo il Ghana Cocoa Board sta lavorando per creare un’industria che possa trasformare le fave di cacao in cioccolato e altri prodotti dolciari. Così da creare maggiore ricchezza e occupazione, aggiungendo valore alla materia prima.

L’industria dolciaria del Ghana guarda alla domanda interna e all’Africa

Può sembrare paradossale, ma le più grandi economie africane – Egitto, Nigeria, Sudafrica, Algeria e Marocco – importano cioccolato dai Paesi occidentali. La domanda di cioccolato e di dolci al cioccolato è inoltre in crescita in Russia, medio oriente, Turchia e Asia. Il Ghana guarda a questi mercati per garantire un futuro alla sua nascente industria del settore. Puntando a diventare un vero e proprio centro di produzione entro il 2030.

Per quanto importanti siano le esportazioni, l’obiettivo principale del Ghana Cocoa Board consiste tuttavia nel coprire anzitutto la domanda interna e, in secondo luogo, quella del continente nero. E’ per questo che gli investitori vogliono trarre vantaggio dalla creazione dell’area di libero scambio che permetterà alle imprese ghanesi di poter vendere i loro prodotti liberamente in tutti i mercati africani.Oltre alla produzione, l’esecutivo di Accra punta anche a promuovere il consumo di cioccolato tra i cittadini del Ghana, al momento estremamente basso.

Giuseppe De Santis

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