Roma, 20 dic – Tutte le bombe del Premio Nobel per la Pace. Le guerre portate avanti da Barack Obama, e successivamente da Donald Trump – pur con minore intensità – hanno provocato la morte di migliaia di civili in Medio Oriente. Una drammatica verità che adesso emerge, nel dettaglio, dai documenti del Pentagono, pubblicati dal New York Times. Certo, molti lettori potranno far notare di esserne già più o meno a conoscenza, se non altro perché tutte le guerre finiscono per mietere vittime e Obama si è rivelato un presidente Usa tutt’altro che pacifico. Eppure quanto saltato fuori da questi report, in forma di leaks, è ancora più agghiacciante.

Medio Oriente, le bombe di Obama provocarono migliaia di vittime innocenti

Impropriamente definiti “danni collaterali”, quelli generati dagli Stati Uniti negli ultimi dieci anni si sono rivelati una serie di crimini. Altrimenti non possono essere definiti i ripetuti massacri di civili inermi. Nei documenti del Pentagono si parla per l’esattezza di 1.417 persone innocenti morte a causa dei bombardamenti dell’aviazione militare di Washington. Azioni belliche contrassegnate “intelligence profondamente imperfetta” e “bersaglio errato”, in un rapporto basato su una serie di file riservati che raccolgono 1.300 denunce di vittime civili. Alla faccia delle bombe “intelligenti” e dei sofisticati sistemi militari a disposizione delle forze armate americane.

La strage di Tokhar nel report del Pentagono

Riportiamo allora un esempio emblematico emerso da questo report. Il 19 luglio 2016, alle 3 del mattino, unità dell’esercito Usa per le operazioni speciali bombardarono tre “aree di sosta” – che ritenevano occupata dall’Isis – alla periferia del villaggio di Tokhar, nel nord della Siria. In un primo resoconto si parlava di 85 miliziani dello Stato islamico uccisi. La realtà, emersa dai documenti pubblicati dal Nyt, è completamente diversa. Il villaggio di Tokhar fu raso al suolo e a trovare la morte furono 125 civili innocenti, tra cui molte donne e bambini che stavano fuggendo da Manbij. Quest’ultima in quel momento era una città nel nord della Siria occupata dai jihadisti del sedicente Califfato e le persone uccise da droni e bombe Usa stavano quindi scappando dall’Isis. Ma questo è soltanto un drammatico esempio, tra i tanti evidenziati nei file del Pentagono. Si parla di centinaia di bombardamenti che hanno centrato obiettivi del tutto sbagliati, provocando di conseguenza vittime civili e distruggendo vari centri abitati in Siria e in Iraq.

Meno stivali, più attacchi aerei

C’è poi un altro aspetto, piuttosto interessante, ben evidenziato in questi documenti sinora rimasti top secret. Viene sottolineato infatti che il numero di bombardamenti in Medio Oriente crebbe sensibilmente durante l’amministrazione di Barack Obama, poiché il sostegno dell’opinione pubblica Usa alle operazioni di terra stava drasticamente diminuendo. La Casa Bianca optò insomma per un parziale disimpegno boots on the ground: meno stivali americani su suolo straniero, più bombe. L’esito ora è chiaro a tutti.

Eugenio Palazzini

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2 Commenti

  1. E noi si sta qui a succcarci il “terrore Covid”… Si vergognino i ns. amministratori, specialisti del nulla, arrivati alla mangiatoia confinando quel 5% di professionisti ad alto livello, non prezzolati, che avevamo e che abbiamo, fisiologici.
    Sostanzialmente, soldi, soldi, solo soldi !! Schifo globale !

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