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Roma, 25 giu – L’uscita del Giappone dal sistema di difesa antimissile Aegis Ashore era nell’aria. Anzi, a dirla tutta il ministro della Difesa nipponico, Taro Kono, la settimana scorsa aveva esplicitamente anticipato la decisione. Adesso però è arrivata la conferma, con il governo di Shinzo Abe che ha comunicato il piano di uscita ufficialmente per tre motivi sostanziali. Il primo di natura strettamente economica: costi eccessivi. Il secondo di natura tecnica: difficoltà riscontrate con i booster dei missili intercettori, affinché ricadano precisamente sulle aree designate in seguito alla separazione dal missile, senza mettere a repentaglio vite umane. Il terzo motivo, non meno rilevante, riguarda la contrarietà al dispiegamento del sistema antimissile americano da parte della popolazione locale.

Stracciato il patto con gli Usa

A precisare le ragioni che hanno portato allo “strappo” nipponico, che rinuncia così allo scudo statunitense, è sempre il ministro della Difesa giapponese. Durante una riunione del Consiglio nazionale di sicurezza, tenutasi in seguito alle consultazioni avvenute lo scorso fine settimana assieme ai governatori delle prefetture di Yamaguchi e Akita, Taro Kono ha spiegato che il Giappone così facendo non resterà scoperto ma reperirà alternative. Secondo il governo di Tokyo al momento i sistemi per la difesa tattica Patriot Advanced Capability-3 sono più che sufficienti a garantire la sicurezza della nazione, proteggendola da eventuali minacce.

Dunque il Giappone conserva comunque un sistema americano dall’indubbia efficacia, dotato di missili terra-aria, stracciando però il patto siglato con Washington a fine 2017 che prevedeva l’installazione di due batterie Aegis Ashore. Allora vi fu un accordo tra il premier nipponico Shinzo Abe e il presidente statunitense Donald Trump, poco dopo una serie di lanci di razzi dalla Corea del Nord. Il leader della Casa Bianca colse l’occasione per sviluppare un piano di acquisti di tecnologie militari americane da parte del Giappone, con un contratto iniziale dal valore di 1,7 miliardi di dollari. Ora il governo di Abe rifiuta di proseguire su quella strada tracciata e potrebbe verosimilmente cambiare così la strategia di difesa: rinegoziare l’accordo con gli Stati Uniti oppure cercare altrove alternative più convenienti.

L’obiettivo del Giappone

Sta di fatto che Tokyo torna a dare segnali di autonomia totale anche sul piano militare. Una direzione che soprattutto Shinzo Abe sta cercando di prendere da anni, a partire dall’espressa volontà di abrogare l’articolo 9 della Costituzione che impone al Giappone di non avere forze armate. L’obiettivo nipponico è la creazione di un esercito vero e proprio, il più possibile indipendente. A riprova di questo basterebbe osservare il “piano quinquennale” presentato da Abe nel dicembre 2018, il quale prevede un progressivo aumento delle spese militari: 215 miliardi di euro messi a disposizione fino al 2024. Un incremento del 2,1% all’anno, con 42 miliardi investiti soltanto nel 2019.

Eugenio Palazzini

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