Tokyo, 26 dic – Il Sol Levante quasi non conosce immigrazione e gli ultimi dati ci dicono che praticamente tutti i cittadini nipponici lavorano. Il tasso di disoccupazione in Giappone a novembre è sceso infatti al livello più basso dal novembre 1993. Nessun Paese economicamente sviluppato al mondo va meglio, perché guardando nel dettaglio i dati pubblicati dal governo di Tokyo, si può facilmente notare come lo scorso mese i disoccupati si sono attestati al 2,7% della forza lavoro, mentre il rapporto tra posti di lavoro e richiedenti a novembre è anch’esso migliorato toccando il livello più alto da quasi 44 anni.

Il Giappone di Abe, sempre più nazionalista e fortemente legato alla politica delle porte chiuse agli immigrati, gode quindi di ottima salute. Si tratta della più lunga corsa positiva da 16 anni, con le Olimpiadi in programma nel 2020 che hanno dato all’economia un ulteriore impulso positivo. “Si prevede che l’economia giapponese continui a espandersi nella prima metà del prossimo anno“, ha affermato Masaki Kuwahara, senior economist presso Nomura Securities. Secondo il sondaggio della banca centrale poi, la fiducia tra i maggiori produttori giapponesi si trova ai massimi da 11 anni e la terza potenza economica mondiale continua a premere sull’acceleratore senza conoscere freni. “Come è dimostrato dal basso tasso di disoccupazione e dal numero di posti di lavoro in espansione – ha specificato Kuwahara – le condizioni del mercato del lavoro sono favorevoli e il reddito delle famiglie continua a salire gradualmente”.

I dati ufficiali insomma ci dicono che la crescita del Sol Levante è continua, esattamente il contrario di quanto sostenuto ad esempio da un settimanale particolarmente avvezzo a incensare le politiche pro immigratorie come Internazionale, che lo scorso anno titolava così un’accurata inchiesta sull’economia nipponica: “Il Giappone senza immigrati è a corto di forza lavoro”. Per poi scrivere: “La combinazione di dure leggi sull’immigrazione e di una forza lavoro in calo ha generato un mercato nero del lavoro”. Purtroppo per la patinata rivista radical chic, in Giappone gli immigrati sono meno del 2% della popolazione. E con tutta evidenza, a meno che qualcuno non osi obiettare che le statistiche non contano, una politica restrittiva sui flussi migratori paga eccome in termini di crescita economica.

Eugenio Palazzini

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6 Commenti

  1. L’unica nota dolente per il Giappone è rappresentata dalla demografia, visto che lì le nascite sono in costante calo, molto inferiori ai decessi, e con un processo di invecchiamento più veloce che in tutto il mondo. E’ questa la sfida che attende il governo giapponese, perché rappresenta un problema di non facile risoluzione, almeno nel breve periodo.

  2. E’ un paese ordinato,sovrano,con una moneta ben tutelata,con idee chiare e che aiuta con un opportuno sistema fiscale le aziende…..Stato e istituzioni sono al servizio del cittadino e nel settore pubblico non vi sono burocrati inefficienti ed impiegati assenteisti……purtroppo hanno anche loro forti organizzazioni criminali,problemi di corruzione nelle alte sfere ma……..difendono il loro paese e i loro confini e non hanno magistrati ed avvocati che difendono gli immigrati delinquenti o gli spacciatori africani e non….l’internazionale e’ oramai famoso per la sua volontà di sostituzione etnica , gli italiani a morte mentre i clandestini al potere……..ma alle loro buffonate nascoste da presunta accoglienza non crede più nessuno…..traditori della patria. Forse in Giappone dei traditori ce ne sono molti meno…..

  3. il Giappone è un Paese ove girare a piedi da soli a qualunque ora del giorno e della notte non è assolutamente un problema: il tasso di criminalità è bassissimo ed è ormai evidente che una delle
    cause non risiede nel fattore economico ma in quello sociale; molto probabilmente una società
    multi-de quà e multi-de là (come quella statunitense o brasiliana) è fratturata in faglie etniche a
    causa delle quali il proprio “vicino” è spesso un “lontano da sè” contro il quale è più facile delinquere
    o usare violenza; il senso di appartenza etnico e nazionale rende il proprio connazionale come un membro della propria famiglia,una sorta di scudo foriero di protezione naturale,a cui anche quella Religione (tra Shinto e Buddhismo) è valore aggiunto in termini di amalgama sociale.

  4. Isolarsi dal mondo “funziona” fintanto che puoi importi con una maggiore forza militare, tagliamo corto con le cazzate anti migratorie ed illusioni di paradisi economici artificiali nella nazione del melone a 50€ al kilo

  5. @Daniele quindi il Giappone, che non ha neppure un esercito propriamente detto a seguito della IIgm, avrebbe “maggiore forza militare”? Maggiore dei suoi tre vicini scomodi Russia, Cina e Corea del Nord? Scherzi, vero?
    Riguardo ai meloni a 50€ al chilo leggi qua, va: http://viaggiappone.com/blog/frutta-verdura-giappone.html
    I prodotti agricoli costano tanto perché chi li produce viene ben pagato! Sai, in Giappone non possono ricorrere a schiavi gentilmente offerti da chi vuole frontiere libere e immigrazione di massa.

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