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Tokio, 13 ott – Il numero di suicidi è aumentato in Giappone ad agosto e il dato più inquietante è senz’altro quello che riguarda donne e ragazze in età scolare: esse, infatti, rappresentano la maggior parte di coloro che si sono tolti la vita. Secondo i sociologi, questo è un primo esempio delle conseguenze che la pandemia da coronavirus miete sulla salute mentale di tutto il mondo.

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“Il lockdown fa più morti del virus”

Il Giappone è tra le poche principali economie che rilascia dati tempestivi sui suicidi in quanto si tratta di un problema sociale persistente. I numeri suggeriscono ciò che potrebbe accadere in tutto il mondo mentre i Paesi sono alle prese con le ricadute della disoccupazione di massa e dell’isolamento sociale che hanno un impatto su alcuni gruppi di persone più degli altri. Secondo il South China Morning Post, i sociologi hanno da tempo lanciato un allarme sullo sconvolgimento economico e sociale provocato dalle misure per contenere il coronavirus. Secondo loro, infatti, il lockdown potrebbe causare più morti del patogeno stesso. In Giappone il tasso di suicidi è diminuito, ma rimane una delle principali cause di morti premature: quest’anno il suicidio ha causato oltre 13.000 vittime, mentre il numero totale di vittime Covid-19 è inferiore a 2.000.

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La salute mentale paga il prezzo più alto in Giappone

Secondo le statistiche del governo nipponico, il numero dei suicidi nel mese di agosto è aumentato del 15,4%. Sebbene la percentuale complessiva dei suicidi sia minore, il numero di donne che si suicidano è vertiginosamente aumentato di circa il 40%. Il numero di suicidi di studentesse, dalle elementari alle superiori, è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il prezzo che paga la salute mentale dei cittadini sembra destinato a essere uno dei retaggi più insidiosi della pandemia, data la difficoltà di cogliere o misurare l’entità del danno autoinflitto – fino, almeno, a quando è troppo tardi. Le principali economie come gli Stati Uniti e la Cina non riportano dati ufficiali sui suicidi se non a distanza di anni, e questo nonostante gli esperti abbiano previsto un’ondata di suicidi quest’anno.

“Morte per disperazione” in Usa e India

“I numeri aggiornati dei suicidi possono aiutare a determinare rapidamente quali gruppi sono ad alto rischio”, ha detto Yasuyuki Sawada, capo economista della Asian Development Bank e professore dell’Università di Tokyo che ha scritto libri sulla prevenzione del suicidio e sull’impatto economico del fenomeno . “Se i governi locali possono determinare quale gruppo di età o quali occupazioni stanno mostrando maggiori rischi di suicidio, le misure di prevenzione del suicidio possono essere attuate rapidamente”. Uno studio statunitense pubblicato a maggio ha previsto che nel prossimo decennio altre 75.000 persone potrebbero morire a causa della “morte per disperazione” a causa della crisi del coronavirus, un termine che si riferisce a suicidi e decessi correlati all’abuso di sostanze. In India, il 65% dei terapisti ha riferito un aumento dell’autolesionismo e dell’ideazione di suicidio tra i pazienti dall’inizio della pandemia, secondo uno studio pubblicato a settembre dalla Suicide Prevention India Foundation.

Donne colpite in modo sproporzionato

Non solo il coronavirus ha causato un aumento della disoccupazione in tutto il mondo, ma ha stravolto le norme sociali e interrotto l’interazione con la comunità, fattori chiave noti per peggiorare la tensione sulla salute mentale (e da noi il governo invita persino a “spiare” i nostri vicini). Secondo un rapporto pubblicato questa settimana, oltre il 60% dei 130 paesi esaminati dall’Organizzazione mondiale della sanità ha affermato che i servizi di salute mentale per le popolazioni vulnerabili sono stati interrotti a causa della pandemia. La tendenza in Giappone rivela che la pandemia sta aggiungendo anche nuovi fattori di stress potenzialmente mortali: le chiamate ai numeri di emergenza per la violenza domestica sono aumentate mentre le famiglie rimangono intrappolate a casa insieme. Economicamente, il coronavirus ha colpito in modo sproporzionato le donne, che hanno maggiori probabilità di avere un lavoro irregolare nel settore della vendita al dettaglio o dei servizi: hanno costituito quasi il 66% delle recenti perdite di posti di lavoro in Giappone.

Ilaria Paoletti

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