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Bayonets attached to rifles used by Japanese Self-Defense Forces are seen in front of Japan's rising sun flag, which is used by the forces, during annual troop review ceremony at Asaka BaseTokyo, 29 mar – Entra in vigore oggi la legge sulla sicurezza militare giapponese che consentirà al Sol Levante, per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, di inviare forze militari all’estero nel caso in cui “venga messa a rischio la sicurezza nazionale”. Di fatto Tokyo si riserva di intervenire ogni qualvolta lo riterrà opportuno non solo se direttamente aggredita. Si tratta di una vera e propria svolta nella politica estera giapponese quindi, fortemente voluta dal premier nipponico Shinzo Abe che si è battuto con tenacia per l’approvazione di questa legge ritenendola fondamentale, considerati i nuovi scenari geopolitici soprattutto nel Pacifico. L’obiettivo giapponese in primo luogo è limitare l’espansionismo cinese e tenere sotto controllo le minacce della Corea del Nord, ma al di là di questo aspetto scontato la decisione del governo di Tokyo ha una proiezione ben maggiore. Il disimpegno americano in Asia è sempre più evidente e questo cambia molto le carte in tavola, non si tratta di mera necessità di non sentirsi più protetti, come sostenuto da molti analisti.



Per il Giappone adesso si apre un’opportunità, da cogliere al volo senza perdere troppo tempo. C’è uno storico ruolo di primo piano sullo scacchiere orientale da rioccupare e Tokyo sembra decisa a non perdere questa occasione. Negli ultimi anni il Sol Levante ha aumentato progressivamente la spesa militare, dotandosi di mezzi assolutamente all’avanguardia: aerei da combattimento, missili aeroportati, sommergibili, sistemi di armamenti navali e carri armati. Lo sviluppo dei programmi aerospaziali e  il notevole potenziale tecnologico conseguiti, permettono al Giappone di creare inoltre in breve tempo propri missili balistici.

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japan armyGli umori paficisti poi, propaganda mediatica internazionale a parte, non sembrano attecchire più molto nella terra dei samurai. Prova ne sono i manga e i cartoon sempre più usati per la propaganda militare giapponese. Non resta che attendere quindi, il primo passo decisivo sembra sia stato fatto verso una nuova rinascita bellica nipponica. Adesso, d’altronde la storia la scrivono i vincitori ma quasi sempre poi sbagliano le previsioni, le stelle cadenti degli Stati Uniti possono far risorgere il Sol Levante.

 

Eugenio Palazzini

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1 commento

  1. Questa notizia ha tre risvolti, uno geopolitico, uno di politica interna e uno morale e spirituale.

    Innanzi tutto realisticamente si può prevedere che il Giappone rimarrà in una sfera di influenza filo-USA per molto tempo: la Cina è la minaccia diretta ai suoi interessi vitali, e il Giappone non ha a disposizione né le risorse né la sicurezza strategica per potervisi opporre in solitaria; inoltre gli USA sono un importante garante giapponese per l’avvio di una collaborazione fattiva con le potenze della regione, prive del collante continentale e mosse da una tradizione di autonomia. Alcune (Repubblica di Corea, Repubblica Popolare del Vietnam) hanno con il Giappone legami culturali ineliminabili; altre (Filippine, Indonesia, Australia) decisamente no.
    Da un punto di vista geopolitico, quindi, il consolidamento della capacità militare giapponese rappresenta un’ulteriore cinturazione del blocco eurasiatico in generale e della Cina in particolare. Nessuna “ribalderia” nipponica è possibile fino a quando il vicino è tutto intero, né fino a quando gli USA considerano il Pacifico come la regione strategicamente più importante.
    Nel caso di un doppio declino cinese e americano si potrebbe porre la questione della costruzione i uno spazio di potenza autonomo, ma non mi sembra all’ordine del giorno.

    Dal punto di vista politico interno, il consolidamento della capacità militare è il sintomo di un cambiamento nell’opinione pubblica giapponese tale per cui parlare di situazioni di crisi e della loro risoluzione attraverso la forza non è via maestra all’impopolarità.
    Quella che ha permesso una svolta, legislativa, parlamentare e formalizzata, di tale portata è uno spirito del popolo che una volta di più si conferma non unanime nella valutazione dell’apporto della legge, conducendo i sondaggi demoscopici a mostare una nazione molto polarizzata a riguardo.
    Ad ogni modo, la modifica dell’ormai famoso art. 9 Cost. non mi pare realistico attenderla al prossimo passaggio elettorale.
    Che tutto ciò sia o possa essere prodromico a una novella Restaurazione Showa, è tuttavia abbastanza improbabile; il rinnovato apporto di quelle che rimangono comunque “Forze di Autodifesa” potrebbe nondimento favorire il coagularsi di energie ulteriori attorno a quei partiti maggiormente sovranisti e meno legati alla necessità parlamentare.

    Dal punto di vista morale e spirituale è più difficile portare una analisi con i pochi dati che si hanno a disposizione. Se ci si illude che l’era del “samuraismo di massa” del Periodo Showa possa ritornare, credo che si sia destinati a una grande delusione, quanto meno nel medio periodo.

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