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Parigi, 19 mag – Come accade ogni anno da quasi seicento anni, due settimane fa si sono tenute ad Orléans, in Francia, le celebrazioni che ricordano e festeggiano la liberazione della città dall’ assedio degli inglesi, avvenuta l’8 maggio 1429 per merito di Giovanna d’Arco e del suo esercito. Come ogni anno, la Pulzella è stata interpretata nella ricostruzione storica da un’adolescente francese.
Quest’anno, però, nel disperato tentativo di celebrare la diversità anche a spese della verità storica, il ruolo è andato alla diciassettenne Mathilde Edey Gamassou, di madre polacca e padre del Benin, scelta dopo un casting tenutosi a febbraio. Dopo la sua esibizione è stata salutata da Edouard Philippe, il primo ministro francese, ma a quanto pare nemmeno questo è stato sufficiente per soddisfare la bulimia emozionale del politicamente corretto. Intervistato dalla rete tv CNews poche ore dopo la manifestazione, Périco Legasse, caporedattore del periodico di attualità “Marianne”, ha affermato di sperare che “un giorno Giovanna d’Arco sia interpretata da una donna musulmana”.
Sembra che non abbia nessuna importanza la realtà dei fatti, per quanto conosciuta e inconfutabile: Joanne d’Arc (in italiano tradotto come Giovanna D’Arco) nacque nel 1412 a Domrémy, nel nord-est della Francia, in una famiglia contadina di estrazione cattolica, da Jacques d’Arc e Isabelle Romée. La Chiesa Cattolica l’ha canonizzata come santa per opera di papa Benedetto XV nel 1920, facendone la Patrona di Francia. Quando Gamassou è stata chiamata a impersonarla, la decisione ha suscitato polemiche a causa della mancanza di accuratezza storica e della forzatura insita nella multietnicità a tutti i costi, non a causa di chissà quale pericolosa “ondata razzista” – come hanno cercato di far credere i media della sinistra francese.
Negli ultimi anni, l’intrattenimento televisivo (e non) sembra non avere davvero a cuore la storia: quando questa infatti impatta contro la grande favola della promozione delle diversità, perde ogni importanza. E così che, ad esempio, nel 2016 la Bbc ha portato sugli schermi un’attrice di colore per ricoprire il ruolo di Margherita d’Angiò, regina d’Inghilterra dal 1445 al 1461 e poi ancora dal 1470 al 1471, nella miniserie “The Hollow Crown”. Allo stesso modo Netflix ha assegnato la parte dell’eroe omerico Achille a un attore nero, protagonista della serie uscita quest’anno con il titolo “Troy – la caduta di Troia”.
Sono solo gli ultimi di una lunga serie di falsi storici che stanno andando per la maggiore nelle produzioni contemporanee ispirate a eventi storici: da Frate Tuck interpretato da David Harewood nella serie tv “Robin Hood”, del 2006, al soldato romano (ma di colore) presente sul canale “educativo” Bbc Teach, passando per diversi altri casi dove la verità storica è finita completamente in secondo piano rispetto alla necessità di sponsorizzare il multiculturalismo. Se abbastanza gente ci crede, forse davvero una bugia smette di esserlo? Sembra che i grandi network di mezzo mondo la pensino davvero così.
Alice Battaglia

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3 Commenti

  1. Allora io adesso voglio una serie televisiva su Shaka re degli Zulu che deve essere bianco, biondo e con gli occhi azzurri.

  2. Si presta a facili freintendimenti. Presto ci saranno film di altre epoche, remake, interpretati solo da pupazzi non bianchi… Giusto per far capire, che i pupazzi cambiano ma il braccio nel culo che li muove é sempre lo stesso… Vedi matrimonio multiculturale politicamente corretto(nel senso di correzione) del principino che si è di fatto sciroppare una negretta al posto di una biondina inglese…

  3. …..in Inghilterra, per rendere più credibili i fasi storici, si sono scelti una ”regina” negra…..

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