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Damasco, 19 mag – Suor Yola ha la voce forte dei giusti e il sorriso penetrante di chi non si è mai arreso, anche quando arrendersi sarebbe stata la scelta più facile. Sa di essere una combattente al pari dei soldati che difendono armi in pugno la propria patria, perché lei non è scappata dalla Siria quando è scoppiata la guerra. E’ rimasta per aiutare il suo popolo e ha vinto. E’ per questo che ti guarda fiera e senti di poterti fidare, in un’epoca in cui la parola data è svenduta al mercatino delle pulci. Nata a Damasco da una famiglia originaria della provincia di Idlib (occupata ancora dai terroristi), in un villaggio dove nel 2013 fu ucciso padre Francois Mourad, suor Yola Girges è a capo delle missionarie francescane del Cuore Immacolato di Maria. Sono religiose cattoliche che lavorano nella casa della Custodia di Terra Santa presso il Memoriale delle Conversione di San Paolo nella capitale siriana, esattamente il luogo dove uno dei padri del cristianesimo ricevette la celebre folgorazione miracolosa.
Di cosa vi occupate nella vostra casa?
Fino al 2011 accoglievamo i pellegrini italiani. Quando è scoppiata la guerra abbiamo accolto una trentina di famiglie di Homs, dove un quartiere in cui vivevano circa 75mila cristiani è stato occupato dai terroristi. Da due anni ospitiamo i malati di cancro perché solo a Damasco possono fare la chemioterapia. Abbiamo poi un centro di catechismo con 350 ragazzi e 24 maestri, un asilo con 150 bambini di famiglie povere e un progetto di sostegno psicosociale per bambini traumatizzati dalla guerra: 50 cristiani e 50 musulmani. Una luce nel buio del terrore, per far capire a tutti che in Siria da sempre convivono in pace persone appartenenti a fedi diverse. A gestire il tutto siamo in quattro: tre suore e un frate, padre Raimondo, che è mio fratello.
Come vivono i cristiani nella Siria di Assad?
Dal tempo di Hafez Assad i cristiani in Siria non sono una minoranza. Noi viviamo con un patrimonio culturale millenario e siamo protetti in tutto e per tutto dal governo. Abbiamo sempre potuto fare tutto. Acqua e luce nella strutture cristiane (come in quelle islamiche) sono gratuite grazie ad Assad. In Siria anche scuole e università sono gratuite, senza che vi siano separazioni religiose. E’ un bellissimo mosaico, i musulmani partecipano alle nostre feste e viceversa. I terroristi che hanno cercato di distruggerlo non ci sono riusciti. Bashar Assad è un simbolo per tutto il suo popolo, perché non ha abbandonato la sua patria e soprattutto nei momenti più duri è stato come un fratello maggiore, che mette in gioco corpo e anima per difenderlo. Visita chiese e religiosi malati continuamente, così come la moglie Asma.
E i cristiani che vivono nella Siria controllata dai cosiddetti “ribelli”?
I cristiani a Idlib e nelle zone ancora occupate dai terroristi sono invece sottoposti alla legge islamica, hanno subito la confisca di terreni e case, la rimozione dei nostri simboli cristiani. Non hanno alcun diritto, non possono neppure suonare e le donne sono state costrette a indossare il velo. I terroristi, quando non li hanno uccisi, hanno obbligato i cristiani a vivere come islamici. Questa è l’alternativa dell’opposizione che è contro Assad. Mentre noi viviamo in pace e non abbiamo paura del nostro futuro. Pensate che a noi religiosi i soldati di Assad si rivolgono con il saluto militare quando camminiamo per strada.
Lei ha scritto un appello a Papa Francesco, ha ricevuto risposta?
No. Ma non so se è arrivato al Papa. Vorrei saperlo. Lui è stato un grande sostegno per noi e ha sempre pregato per la Siria. Ma ultimamente è disinformato o male informato. E’ circondato probabilmente da persone che non gli dicono la verità. Mi sono sentita come una figlia abbandonata e così ho fatto un appello al Santo Padre. Noi abbiamo scelto di non abbandonare la Siria e a nome di tutti i religiosi abbiamo il diritto che il Papa ci ascolti perché tramite noi può venire a conoscenza delle sofferenze di tutto il popolo siriano. Mi auguro quindi che non ci abbandoni e che presto, quando la situazione lo permetterà, venga in Siria. Ma sono preoccupata perché quando gli Stati Uniti ci hanno attaccato non ha fatto appelli.
Cosa si sente di dire ai governi europei?
Abbiamo sofferto della disinformazione e la gente muore a causa delle sanzioni internazionali. Non ci arrivano medicinali antitumorali ad esempio. Io so che gli italiani, che sento più vicini di tutti, non ci hanno abbandonato a livello umanitario ma solo a livello politico. Oggi le cose stanno migliorando perché tanta gente ha capito la situazione grazie alle voci di voi giovani. Ma l’Europa non deve confondersi con gli Stati Uniti. Vorremmo che gli italiani e gli europei tornino presto in Siria, perché abbiamo bisogno di far rivivere il cristianesimo.
a cura di Eugenio Palazzini



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