Roma, 21 giu – Donald Trump ci ha abituato agli improvvisi cambi di umore e dunque di programma. Su Twitter, il suo mezzo di comunicazione preferito, alterna toni infuocati (più spesso) a commenti diplomatici (che non sono il suo forte). Visti i continui annunci su ritiri e invii di truppe americane in Medio Oriente, in un costante vortice di dietrofront e avanti soldati tutti al front, è ardua per qualunque osservatore capire quali siano le reali intenzioni del presidente americano. Prova ne è la giravolta di oggi sull’Iran.

Ieri Teheran ha annunciato di aver abbattuto un drone spia statunitense che avrebbe violato lo spazio aereo della Repubblica islamica. Secondo i pasdaran si è trattato di un drone Global Hawk (prodotto dalla Northrop Grumman), “abbattuto dalle forze aeree” nella provincia costiera di Hormozgan, nel sud dell’Iran. Dunque non un piccolo drone, ma un costosissimo velivolo di quasi 40 metri di lunghezza che può viaggiare a 20 chilometri da terra. Inizialmente Washington ha smentito l’abbattimento, poi però lo stesso Trump ha di fatto confermato, commentando, al solito, su Twitter: “L’Iran ha fatto un errore molto grande!”. Le tesi sono comunque contrastanti, secondo gli Stati Uniti l’aeromobile a pilotaggio remoto si trovava nello spazio aereo internazionale, mentre per l’Iran era nei propri cieli.

Un incredibile dietrofront

Sta di fatto che per rappresaglia, il presidente Usa aveva ordinato un raid contro la Repubblica islamica, salvo poi cambiare idea e bloccarlo. A rivelarlo è stato in primis il New York Times. L’idea, sembra, era di un attacco mirato contro obiettivi militari iraniani che però non avrebbe dovuto causare morti. Nel pomeriggio Trump ha scritto ancora su Twitter, spiegando di aver cambiato idea “dieci minuti prima” del raid. “La scorsa notte – ha cinguettato – eravamo pronti a colpire tre diversi siti quando ho chiesto quante persone sarebbero morte. 150 persone è stata la risposta di un generale”.

Una serie di tweet, quelli del presidente americano, che lasciano trapelare un certo nervosismo. “Dieci minuti prima che partissero i bombardamenti li ho fermati, non erano proporzionati all’abbattimento di un drone senza pilota“, ha spiegato Trump, che ha poi aggiunto di non avere fretta perché “siamo pronti ad agire. Le sanzioni stanno colpendo e altre ne abbiamo aggiunte la scorsa notte. L’Iran non avrà mai un’arma nucleare, non contro gli Usa e non contro il mondo!”. Al di là dei toni pomposi, nel tipico tycoon style, è senz’altro emblematico il dietrofront a pochi minuti dall’attacco programmato. Un caso più unico che raro nella storia degli Stati Uniti.

Eugenio Palazzini

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