giulio regeni cairoRoma, 5 feb – Lo strano ritrovamento del corpo, forse proprio dove voleva che si trovasse. I segni di tortura. Le numerose segnalazioni dei servizi di intelligence. L’Egitto, un paese ancora profondamente in trasformazione (anche se non secondo i desiderata occidentali) dopo la rivoluzione della primavera araba, che ha prima lasciato spazio all’ala politica del radicalismo sunnita, per poi vedere l’esercito riprendere possesso della guida del paese. E una ricerca sull’economia locale, attraversata anch’essa da numerosi sommovimenti. Giulio Regeni, lo studente ucciso pochi giorni fa al Cairo, si era forse spinto troppo oltre?



Il suo ultimo articolo, pubblicato oggi dal Manifesto nonostante le rimostranze della famiglia, approfondiva il tema dei sindacati del lavoratori. “L’Egitto è in coda a tutta le classifiche mondiali per rispetto della libertà di stampa. Eppure i sindacati indipendenti non demordono”, spiegava Regeni, che aveva partecipato ad alcune loro riunioni: “Si è appena svolto un vibrante incontro presso il Centro Servizi per i Lavoratori e i Sindacati. L’occasione è una circolare del consiglio dei ministri che raccomanda una stretta collaborazione tra il governo e il sindacato ufficiale Etuf, con il fine esplicito di contrastare il ruolo dei sindacati indipendenti e marginalizzarli tra i lavoratori”, scriveva ancora. Secondo alcune indiscrezioni, Regeni aveva in programma di incontrare alcuni attivisti in ambito sindacale per intervistarli e riportare la loro vicenda politica. Non solo: sembra che avesse anche collaborato con loro nell’organizzazione di alcuni scioperi a Giza. Una condotta sufficiente, quella del dottorando friulano, per farlo finire tra i sorvegliati delle forze dell’ordine egiziane. E proprio a Giza si concentrano gli ultimi suoi avvistamenti: secondo fonti locali sarebbe stato fermato dalla polizia, una prassi comune per gli stranieri appartenenti ad Ong non filogovernative o comunque non in linea con gli orientamenti dell’esecutivo. Mai, però, nonostante le numerose espulsioni, si era arrivati a tanto.

Ieri, intanto, Renzi e il premier egiziano Al-Sisi hanno intrattenuto una lunga conversazione telefonica. Palazzo Chigi ha chiesto chiarezza, ottenendo di poter inviare ufficiali di Polizia e Carabinieri per partecipare congiuntamente alle indagini. Segno che la fiducia nelle autorità locali è più che scarsa, tanto che Renzi ha chiesto pubblicamente anche l’immediata consegna del corpo di Regeni. Una richiesta, questa, sulla quale l’Egitto nicchia. Così come continua a fornire versioni contrastanti sull’accaduto. Tanto da far ipotizzare il prossimo insorgere di una crisi diplomatica, anche se ormai rischia di essere forse troppo tardi.

Roberto Derta

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1 commento

  1. Le ong filo occidentali infiltrate dai servizi segreti occidentali il generale le ha fatte chiudete tutte quante ,come Putin in russia appunto perche’ finznanziavano rivolte e altre belle cosette.

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