Roma, 21 gen – I ribelli sciiti Houthi hanno preso il controllo del complesso presidenziale a Sana’a, capitale dello Yemen e di fatto portato a termine il colpo di stato in atto da alcuni giorni.B7zStdbCAAA6NUB

Nel tardo pomeriggio di ieri i combattenti di Ansarullah, ala militare degli Houthi, hanno rotto la fragile tregua concordata con il governo yemenita solo poche ore prima e si sono impossessati, dopo un breve scontro con la Guardia Repubblicana, del palazzo presidenziale e di altri edifici governativi nella capitale, tra cui la residenza del presidente Abdarabuh Mansur Hadi, colpita da pesanti bombardamenti d’artiglieria.


Le milizie Houthi avevano preso il controllo di molti quartieri della capitale già nel settembre 2014, mentre a dicembre è iniziata la fase finale di questa escalation militare che ha portato al colpo di stato di ieri.

Sotto il controllo dei ribelli anche la Tv di stato e l’agenzia ufficiale di stampa come pure tutti gli edifici governativi. Abdel Malek al-Houthi, giovane leader degli insorti è apparso ieri in televisione per spiegare le ragioni che hanno portato al precipitarsi degli eventi. Il presidente Hadi sembra non abbia dato seguito agli accordi stipulati con i ribelli per un maggior riconoscimento politico e religioso di quest’ultimi, come neppure alle richieste di inviare l’esercito a combattere Al Qaeda, molto radicata nella parte sud del paese e da sempre utilizzata, sia dal governo centrale sia dai sauditi, in funzione anti-Houthi.

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La situazione attuale dello Yemen. Giallo: Houthi; Rosso: Governo centrale; Nero: Al-Qaeda; Bianco: aree desertiche

L’origine di questo colpo di stato risale al 2004 quando ufficialmente iniziò la ribellione degli Houthi, gruppo religioso di fede sciita zaidita che rappresenta il 30% (alcune stime li attestano intorno al 45%) dell’intera popolazione yemenita. Infatti l’ex presidente Ali Abdullah Saleh, in passato anch’egli di fede zaidita, cominciò sempre più a estromettere gli Houthi dalla vita politica del paese, di fatto perseguitandoli anche dal punto di vista religioso, assecondando così il volere di Riyadh, presente dietro ogni aspetto della politica yemenita, preoccupata della presenza di gruppi sciiti sui propri confini.

Da quel momento si intensificò la presenza di Al Qaeda nella Penisola Araba (AQAP), con una capillare rete di campi militari nel sud dello Yemen, finanziata e supportata dall’intelligence saudita. Negli stessi campi sono ancora addestrati gran parte dei terroristi inviati poi a combattere in altri stati dell’area come la Siria o per compiere attentati in altre parti del Mondo. Infatti uno degli attentatori di Parigi, affiliato ad AQAP, svolse il suo addestramento proprio in Yemen.

Parallelamente le milizie Houthi, fortemente attaccate sia da Al Qaeda sia dall’esercito saudita, che più di una volta intraprese brutali campagne militari contro gli Houthi avviando una vera e propria pulizia confessionale che ha provocato migliaia di vittime tra gli sciiti in Yemen, cominciarono ad essere supportate da numerosi consiglieri militari degli Hezbollah libanesi e dei Pasdaran iraniani.

Il continuo rafforzamento di Al Qaeda in Yemen ha però con il tempo eroso l’autorità del governo centrale di fatto non più in grado, dalle dimissioni nel 2012 di Ali Abdullah Saleh scaricato dai sauditi e dagli alleati americani, di gestire la situazione. L’avanzata degli Houthi tra la fine del 2014 ed oggi è diventata una rotta per le forze governative, da tempo non più in grado di salvaguardare né l’integrità territoriale né la sovranità politica del paese.

Ad oggi, se la situazione non precipita ulteriormente, con un non improbabile intervento di eserciti stranieri, sauditi in primis, o con una campagna aerea internazionale, il potere e quindi il riequilibrio futuro dello Yemen è in mano alle milizie di Ansarullah.B7vQy5cCcAAuteD

Nel frattempo gli USA sono pronti ad evacuare la loro ambasciata a Sana’a, ma tutte le strade per l’aeroporto internazionale sono chiuse e lo scalo è sotto il controllo delle milizie.

Le prossime ore saranno decisive per comprendere realmente la situazione, Abdul Malek al-Houthi ha annunciato che verrà formato un Consiglio Houthi che guiderà l’intero paese, difficile però che questo possa realizzarsi nel sud dello Yemen dove la presenza di Al Qaeda è fortissima e con essa la potenzialità saudita di continuare ad influenzare e controllare ancora il sud della penisola araba. La sfida tra Arabia Saudita e Iran, tra wahabismo e asse della resistenza, scuote nuovamente il Vicino Oriente.

Giovanni Feola

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