Roma, 25 ott – Cosa succede in Sudan? Un colpo di Stato. E un colpo di Stato in Africa viene purtroppo considerato una consuetudine. Comprensibile ma sin troppo semplicistica reazione dei più, perché in realtà dovrebbe più che altro calamitare attenzioni diplomatiche. Il golpe in Sudan è infatti allarmante anche per l’Europa, anche solo considerando la possibile escalation di flussi migratori. Partiamo allora da quanto accaduto nelle ultime ore.



Cosa succede in Sudan

Il premier Abdalla Hamdok è stato arrestato e subito dopo trasferito in una località sconosciuta. Motivazione? Si sarebbe rifiutato di sostenere ufficialmente, con tanto di dichiarazione pubblica, gli autori del colpo di Stato in corso. La sua abitazione è stata assediata da una parte delle forze militari sudanesi e molte autorità della nazione, tra cui diversi ministri, sono stati arrestati. Stando a quanto riferito da Al Jazeera, dietro le sbarre sono finiti sicuramente il ministro dell’Industria Ibrahim al-Sheikh, il ministro dell’Informazione Hamza Baloul, un membro del Consiglio sovrano del Sudan, Mohammed al-Fiky Suliman, e il portavoce del premier Faisal Mohammed Saleh. Fra gli arrestati vi sarebbe anche Ayman Khalid, governatore dello Stato della capitale Khartum.

Il primo ministro Hamdok, dai profili social del ministero, aveva invitato i cittadini a scendere in strada per protestare e dunque mettere in discussione il golpe in atto. Contravvenendo così all’ordine dei militari golpisti che gli avevano intimato di fare esattamente il contrario, ovvero di sostenerli. “Hamdok chiede al popolo sudanese di mantenere la pace e di scendere in piazza per difendere la rivoluzione”, scrive su Facebook il ministero dell’Informazione.

Gli autori del golpe hanno poi preso d’assalto la sede della radio e della televisione pubbliche a Omdurman, vicino a Khartum. Sembra che nel frattempo le linee della rete Interne sudanese siano state tagliate, per quanto sui social continuino a circolare immagini e post. Tra queste ve ne sono alcune che immortalano la folla mentre dà fuoco a pneumatici in strada. Mentre i golpisti hanno bloccato ponti e vie che conducono alla capitale.

Le reazioni 

Nel frattempo Stati Uniti, Lega araba e Nazioni Unite hanno espresso forte preoccupazione per quanto sta accadendo in Sudan. Dichiarazioni a cui hanno fatto eco quelle di Josep Borrell, Alto rappresentante Ue per la Politica estera; “Seguiamo con la massima preoccupazione gli eventi in corso in Sudan. L’Ue invita tutte le parti interessate e i partner regionali a rimettere in carreggiata il processo di transizione”, ha twittato Borrell.

Nel 2019 in Sudan un colpo di stato mise fine al lungo potere del presidente Omar al Bashir, con l’esercito che annunciò la formazione di un consiglio militare di transizione chiamato a governare il Paese. Lo scorso settembre vi fu un altro tentativo di golpe, attribuito alle forze fedeli ad al-Bashir. Ricordiamo infine che in Sudan è bloccato da mesi Marco Zennaro, imprenditore veneziano titolare di un’azienda che produce trasformatori elettrici.

Eugenio Palazzini

 

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