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Governo mondiale e lotta alle identità: le radici culturali di Macron / 2

by Adriano Scianca
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macron attali governo mondialeParigi, 13 mag – Questo miscuglio di efferatezza e morale umanitaria si rispecchia anche in un altro guru di Macron: Jacques Attali. “Sono io che l’ho presentato a Hollande per farlo lavorare all’Eliseo”, ha dichiarato. Dalla Commissione Attali viene un nome influente dell’entourage di Macron, Erik Orsenna, e sempre Attali è stato il tramite per il suo incontro con Ismaël Emelien, misteriosissimo stratega della sua campagna elettorale e già tra gli spin doctor di Maduro, in Venezuela. Ora, Attali è uno che è stato capace di dichiarare a Repubblica che “la prima libertà è quella di circolazione. Arriverà gente e questo sarà un bene. Bisogna preparare delle politiche di integrazione e quella gente farà dell’Europa la prima potenza mondiale”. Poco dopo aggiungeva un’interessante considerazione per spiegare la propria concezione del potere: “Abbiamo perso l’utopia dell’universalismo, al punto che parlare di un governo mondiale è percepito come un orrore cospirazionista, mentre, in realtà, o ci sarà un governo mondiale o ci sarà il caos: bisogna prenderne atto”. Sì, ha detto proprio “governo mondiale”.

Attali è noto anche per essere un sostenitore del “poliamore” grazie al quale “la fedeltà di tipo monogamico sarà considerata un’impostura e un residuo di consuetudini barbare”. Del 1981 è invece l’intervista rilasciata per un libro di Michel Salomon, L’Avenir de la Vie (Il Futuro della Vita), edito per i tipi di Seghers, nel quale Attali spiega la sua visione in merito al futuro dello stato sociale: “L’eutanasia sarà uno degli strumenti essenziali del nostro futuro”, poiché “in una società capitalista, delle macchine permetteranno di eliminare la vita quando questa sarà insopportabile o economicamente troppo costosa”. Secondo l’ economista Alain Parguez, Attali “è sempre stato un monarchico, travestito da socialista”. Considerazione interessante. Anche Macron ha dimostrato di avere una curiosa concezione della democrazia quando, in un’intervista rilasciata lo scorso 8 luglio, ha detto che “la democrazia comporta sempre una certa forma di incompletezza, dato che essa non basta mai a se stessa. Nella politica francese, questo assente è la figura del re”. Monarchia travestita da repubblica, governo mondiale… la vera natura del macronismo sotto la scorza umanitaria sembra inquietante. Ce n’è abbastanza per considerare la Francia in pericolo.

“Il 7 maggio – ha scritto Philippe Conrad, presidente dell’Iliade, l’istituto della lunga memoria europea nato in seguito al sacrificio di Dominque Venner – rappresenta una tappa decisiva nel processo di decostruzione della civiltà francese ed europea, vista l’elezione a Presidente della Repubblica di un uomo che ritiene che la cultura francese non esista. Emmanuel Macron è il regno dell’avere, l’accelerazione dell’invasione migratoria, la rottura della trasmissione della cultura, il pentimento permanente, la vergogna del nostro passato insegnato ai bambini…”. Anche “decostruzione” è un termine filosofico. Non sembra, in realtà, che Macron abbia Jacques Derrida – il padre dei decostruzionisti – tra i suoi riferimenti filosofici. Ma come chiamare, se non decostruzioniste, le sue frasi sul fatto che “non esiste una cultura francese. Esiste una cultura in Francia: essa è diversa, multipla”. Successivamente, Macron ha ribadito il concetto, affermando di non aver mai visto “l’arte francese”. In una trasmissione tv farà l’esempio di Picasso, chiedendo se il pittore fosse o meno una figura della cultura francese. Ragionamenti rivelatori: l’arte, la cultura, per Macron, sono prive di suolo, non hanno il collegamento con una terra, con una storia. Si è in una nazione sempre di passaggio, sempre come ospiti. Del resto, per Macron, “l’identità francese è un progetto, è ciò che ci fa avanzare, è ciò che noi stiamo inventando. L’identità francese non è mai qualcosa di ristretto”. Ha chiosato il saggista conservatore Paul-François Paoli: “Per Macron l’identità della Francia è prima di tutto fondata sulla sua ‘universalità’ […]. Macron non comprende che un Paese che non sa escludere gli indesiderabili non può neanche includere o assimilare chicchessia”.

Tra i cosiddetti “Macronleaks” spuntati fuori nell’ultima parte della campagna elettorale, peraltro, figura una sorta di piano scuola di Macron, in cui oltre a proporre l’insegnamento dell’arabo a scuola si chiede di porre in essere politiche in grado di combattere il “senso di superiorità” degli alunni francesi. Non sappiamo cosa ci sia di vero, data la velocità con cui tutta la questione è stata liquidata, ma se non altro è verosimile. Giova del resto ricordare che tra i sostenitori di En Marche c’è anche l’ex leader del ’68, Daniel Cohn-Bendit, che in passato aveva lodato la “provocazione e violenza” che la società multirazziale esercita sugli europei, in quanto, “attraverso la loro semplice presenza, gli stranieri costringono la popolazione locale a relativizzare il proprio sistema di valori, il quale, da quel momento in poi, non è più indiscusso e privo di concorrenza”. Bon courage, Francia.

Adriano Scianca

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3 comments

Sal Taurasco 13 Maggio 2017 - 5:22

E’quello che la maggioranza dei francesi ha voluto. Se sono dei coglioni, questo si meritano!

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Pieretto 14 Maggio 2017 - 12:05

Delirio puro, il problema è che quasi tutti i media fanno passare per demente chi si oppone a sta roba e molta gente continua a farsi abbindolare.

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Song 14 Maggio 2017 - 5:42

Sarà anche il destino di noi italiani . . . visto che gli stessi registi della questione francese sono gli stessi che portano avanti “l’ebetino” che immancabilmente verrà votato dall’ottuso popolo di sinistra che preferirà una svolta massonica e nazista !

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