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TsiprasAtene, 29 set – Dal no alle privatizzazioni alla rapida svendita del patrimonio pubblico. Il tutto nel giro di un paio d’anni o poco più, dal momento in cui Tsipras é salito al governo della Grecia con un programma rivoluzionario, finito poi rivoluzionato dai creditori internazionali. Di fronte ai quali la sinistra di Syriza ha, dopo le iniziali resistenze di facciata, ha ceduto su tutta la linea.



Era già successo ad agosto dell’anno scorso, quando il Bundestag approvò l’ennesima tranche di aiuti solo dopo la pubblicazione del decreto di vendita di 14 aeroporti regionali della penisola ellenica, finiti guarda caso alla società che gestisce lo scalo di Francoforte, la tedesca Fraport. Nel frattempo la Grecia, nonostante le misure di austerità (rectius: proprio grazie ad esse) non é riuscita ad uscire dalla recessione, la percentuale di disoccupati veleggia sempre attorno al 30% e i conti pubblici traballano. E’ così che, per accedere ad una nuova linea di credito da 2,8 miliardi da parte di Ue ed Fmi, Tsipras deve procedere ad una nuova asta al ribasso. L’aveva promesso, ora procede spedito: nel mirino ci sono i servizi pubblici locali, finiti nel fondo per le privatizzazioni a tempo di record. Municipalizzate, come quelle dell’acqua di Atene e di Salonicco, insieme a società di trasporti pubblici e dell’energia per finire ad aziende automobilistiche ed enti di gestione del patrimonio immobiliare statale. Ce n’è per tutti i gusti e per le esigenze di ogni creditore, pronti a banchettare sulle spoglie di Atene. Con una garanzia strappata all’ultimo a Tsipras: a gestire il fondo non sarà il ministero dell’Economia ma un incaricato del Fondo monetario, il funzionario francese Jacques le Pape, vicinissimo alla presidente Christine Lagarde. La par condicio creditorum, dopo la vittoria di Berlino nella tranche di svendite dello scorso anno, é così ristabilita.

Di questo passo, l’idea uscita – all’apice della crisi – per bocca del governo di Helsinki di ipotecare il Partenone a garanzia dei debiti non diventa più una provocazione ma, se tanto mi dà tanto, un’idea che potrebbe balenare nella testa di uno Tsipras impegnato a liquidare a prezzi di saldo non solo l’economia greca, ma la sovranità nazionale tout court.

Filippo Burla

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