Roma, 22 nov – Un fine settimana di manifestazioni in tutta Europa contro il green pass e le restrizioni anti Covid. Da Roma a Rotterdam, passando per Bruxelles, Zurigo, Vienna e Zagabria. Migliaia di persone sono scese in piazza per contestare le restrizioni annunciate dalle autorità nazionali per contenere il progressivo diffondersi dei contagi.



Bruxelles, la rivolta e l’assenza di una strategia europea

Nelle ultime ore è stata soprattutto la contestazione di Bruxelles, con 35mila persone in piazza, ad aver destato l’attenzione mediatica. La capitale belga è stata per un giorno protagonista delle rivolte, con la polizia che ha fatto ricorso a cannoni ad acqua e gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Gli scontri, aspetto piuttosto emblematico, sono avvenuti nei pressi delle sedi Ue.

Così quella che a un primo sguardo appare ormai lapalissiana è la frattura generata, con due fronti contrapposti: da una parte i governi che intendono aumentare il numero di cittadini vaccinati, dall’altra chi contesta imposizioni giudicate discriminatorie. La situazione è in realtà ben più complessa, perché la spaccatura è dovuta soprattutto al procedere schizofrenico di chi è chiamato a decidere. Non esiste infatti una strategia comune europea, si naviga a vista lasciando la palla avvelenata in mano a governi che mostrano di avere tutto tranne che le idee chiare sul da farsi. Non a caso l’Ue si limita a osservare fischiettando.

Navigare a vista

C’è chi accelera sull’obbligo vaccinale come l’Austria, dopo aver imposto lockdown per soli vaccinati e aver poi cambiato idea virando su chiusure generalizzate, e chi adotta cervellotiche regole modulabili in base all’aumento locale dei contagi. L’unica certezza è però l’incertezza generale: nessuno sa davvero che pesci prendere. Perché se inizialmente tutti contavano semplicemente di uscire dall’incubo pandemico con due dosi di vaccino, oggi – appurato che efficacia e durata di questi vaccini non sono quelle auspicate – si punta tutto sulle terze dosi. E poi chissà. Dunque si incrociano le dita, perché nessuno sa dirci se ne usciremo sul serio così. D’altronde i vaccini sono sempre gli stessi rivelatisi insufficienti a imprimere la svolta desiderata.

E’ questa imponderabilità, questa inafferrabilità del virus e di conseguenza questa incapacità di comprenderlo fino in fondo, a generare il panico.
E il panico non fa altro che produrre sfiducia da una parte e decisioni draconiane – poi riviste, cancellate e di nuovo imposte – dall’altra. Neppure i controllori sanno realmente come controllare, provano a farlo alla cieca, in preda a un vortice scomposto e asfissiante. In una gara senza fine al tanto auspicato ritorno alla normalità pre Covid. Senza peraltro che vi sia un’idea condivisa di “normalità”, vecchia o nuova che sia.

Eugenio Palazzini

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1 commento

  1. Il problema cari miei, è che 20,magari 30 anni fa, un certo potere che non era politico o popolare, ha deciso di distruggere tutta la classe politica esistente, quella radicata nel territorio, quella che nasceva magari da funzioni sociali, imprenditoriali e mettere dei cialtroni incompetenti, i quali da incompetenti erano disposti a tutto pur di mantenere i privilegi dati dalla funzione politica che dovevano ricoprire, lo abbiamo visto con DI Maio, Toninelli, ed altri. ora però i nodi sono arrivati al pettine, i padroni occulti rimangono occulti e i giullari idioti fanno cose che il Popolo in maggioranza non accetta. Speranza è una persona poco dotata lo ha scritto in faccia, e i risultati si vedono, sono identici perché di gente come Speranza, Di Maio, i governi europei sono pieni, perchè il metodo di scelta dei giullari di corte degli idioti è il medesimo.

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