Roma, 19 apr – La Guinea è uno dei principali produttore mondiali di bauxite, il minerale da cui si ricava l’alluminio, ma ha guadagnato poco dai suoi depositi perché la raffinazione avviene in altri Paesi e quindi i maggiori introiti vengono non finiscono nelle tasche dello Stato africano. Questo ovviamente non è un problema della sola Guinea, bensì di quasi tutti le nazioni del continente nero.

Guinea, scontro aperto nella terra della bauxite

Adesso però la giunta militare che ha preso il controllo del Paese con il colpo di Stato del settembre 2021, intende obbligare le compagnie minerarie a costruire – entro maggio 2022 – stabilimenti di raffinazione della bauxite in Guinea. Le compagnie minerarie prese di mira sono la Societè Miniere de Boke, posseduta dall’azienda di shipping di Singapore Winning International Group, la società cinese China Hongqiao e la Compagnie des Bauxite de Guinee. Secondo la giunta militare queste società minerarie avevano promesso in passato di raffinare la bauxite nel Paese e questa promessa non è negoziabile, per questo il non rispetto dell’impegno assunto porterà il governo ad adottare misure punitive.

Non è comunque la prima presa di posizione nei confronti di queste società minerarie da parte della giunta militare. Il mese scorso è stata sospesa ad esempio l’attività della miniera di ferro di Simandou, il terzo più grande del mondo, perché non era chiaro se e come gli interessi del governo della Guinea venissero preservati, ovvero il governo non aveva ricevuto garanzie di introiti.

Giuseppe De Santis

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