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Porto au Prince, 8 lug – La polizia di Haiti ha arrestato due degli assassini del presidente Jovenel Moise, ucciso ieri nella sua abitazione di Porte au Prince, mentre altri quattro sospetti sono stati uccisi in uno scontro a fuoco con gli agenti. Il capo della polizia Leon Charles ha parlato di ”mercenari” responsabili dell’uccisione di Moise e spiegato che è ancora in corso ”lo scontro” tra le forze della sicurezza e gli aggressori che ”verranno catturati o uccisi”.



Haiti, ucciso presidente. First lady in condizioni “critiche ma stabili”

La moglie del presidente, Martine Moise, ferita gravemente nell’agguato, è stata intanto trasferita in aereo da Port au Prince a Miami, in Florida. Ora è ricoverata nel Jackson Memorial Hospital. Secondo l’emittente televisiva Local 10 le condizioni della first lady sono ”critiche, ma stabili”.

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Il segretario di Stato per le comunicazioni di Haiti, Frantz Exantus, ha annunciato su Twitter che alcune persone, sospettate di fare parte del commando che ha ucciso il presidente, sono state intercettate e arrestate dalla polizia. L’operazione avrebbe portato anche al rilascio di tre agenti che erano stati sequestrati dai presunti autori dell’omicidio. A darne notizia per radio è stato il primo ministro Claude Joseph, che lo stesso presidente aveva licenziato il giorno prima. Joseph ha dichiarato lo stato di emergenza.

Moise governava per decreto e voleva cambiare la Costituzione

Moise, che governava per decreto e che voleva cambiare la Costituzione, aveva molti nemici. Già lo scorso febbraio le forze di sicurezza del Paese sventarono un tentativo di colpo di Stato, arrestando 23 persone tra cui un responsabile della polizia e un giudice della Corte di Cassazione. Dal canto suo, il presidente, che era al potere dal 2015, è stato accusato più volte dagli oppositori di vari crimini. Coinvolto ad esempio in un scandalo per corruzione, perché secondo l’accusa avrebbe gestito illecitamente – in combutta con altri esponenti del governo – un giro di affari di due miliardi di dollari.

“Molta gente aveva interesse a sbarazzarsi del presidente”

Molta gente aveva interesse a sbarazzarsi del presidente“, dice al New York Times Didier Le Bret, ex ambasciatore francese. Dal canto suo, il presidente Usa Joe Biden si dice “molto preoccupato” per la situazione a Haiti. Un rapporto discusso pochi giorni fa al Consiglio di sicurezza dell’Onu parla di “violenza fuori controllo“. Resta da capire chi ha ucciso Moise. Il premier ieri sera parlando alla tv ha riaffermato che nel commando che ha assaltato la villa c’erano stranieri che parlavano inglese e spagnolo. Il Miami Herald ha pubblicato un video in cui un uomo con accento americano parla al megafono prima dell’attacco (“Questa è un’operazione della Dea”) citando l’Agenzia anti-droga americana. Testimoni oculari dicono di aver visto uomini vestiti di nero correre nei dintorni della residenza privata del presidente.

Un Paese poverissimo in preda alle gang di criminali

Sono in corso indagini ma la situazione nel poverissimo Paese caraibico è esplosiva. Haiti è senza esercito regolare ma è in preda ad eserciti di criminali. Si tratta delle gang che imperversano indisturbate, che hanno legami con i potenti dell’isola. Tra queste bande armate spicca il sedicente G9, un gruppo di nove gang, capeggiata da Barbecue, al secolo Jimmy Cherizier, ex poliziotto. Insomma, non è detto che i killer del presidente fossero stranieri.

Ludovica Colli

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