Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 4 mag – In Africa la guerra economica non sia attua solo per il controllo delle risorse petrolifere o per i giacimenti diamantiferi ma anche per la birra. La Francia, in questo settore, risente della forte concorrenza della Heineken che sta minacciando il suo monopolio soprattutto in Cosa d’Avorio.

La Costa d’Avorio, locomotiva della zona francofona dell’Africa occidentale, registra dal 2015 una rilevante crescita economica. Come la maggior parte altri paesi africani francofoni, la Costa d’Avorio è una roccaforte del gruppo Castel, il numero due della birra in Africa. La Castel costituisce un vero e proprio impero diretto e creato da Pierre Castel con un patrimonio di 11,5 miliardi di euro di asset aziendali nel 2017 e che detiene più di quaranta fabbriche di birra in Africa. In Costa d’Avorio esercita una sorta di regime di monopolio poiché è arrivata a conquistare fino al 90% del mercato della birra.

Quando Heineken, il secondo più grande produttore di birra e leader in Nigeria e Congo, è arrivato sul suolo ivoriano nel mese di novembre 2016, il gruppo Castel insieme al gruppo Bollorè ha assunto una postura offensiva. Questi due pesi massimi inizieranno quindi un’intensa battaglia sul mercato per vincere o mantenere la quota di mercato in base alla posizione dell’uno o dell’altro.

Heineken, attraverso la sua controllata Brassivoire, ha aggredito il mercato ivoriano con una nuova birra progettato specificamente per il mercato africano, la cui qualità è senza dubbio al di sopra di quella che è stata attualmente offerta dal suo concorrente nello stesso mercato con un nome iconico: Avorio. Questa birra è inoltre in parte realizzata con riso locale, cosa che rafforza la sensazione di appartenenza del prodotto per ogni ivoriano. In poche parole, l’immagine di una birra di qualità nazionale che viene propagandata tocca il pubblico, che risponde favorevolmente. La competizione economica tra Castel ed Heineken è arrivata a tal punto che il governo ivoriano chiede ai due avversari di limitare i loro attacchi pubblicitari, in particolare sulle vetrine del paese.

Accanto all’offensiva pubblicitaria abbiamo una guerra dei prezzi. Una competizione, questa, che è stata logicamente apprezzata dai consumatori e, in particolare, ha contribuito a bilanciare i prezzi che variavano in base alla stagione. Un terzo fronte di guerra economica è stato aperto quando la Heineken ha lanciato a dicembre con il Ministero dell’Agricoltura ivoriano e l’Agenzia tedesca per la cooperazione internazionale (GIZ), il progetto Krispi per valorizzare e sviluppare il settore del riso nel paese.Inoltre la Heineken, dopo aver speso 42 milioni di euro nel mercato ivoriano nel 2017, ne ha iniettati una trentina in più nel 2018. Grazie a questi investimenti, a metà del 2017 aveva raggiunto il 30% di quota di mercato anche se oggi è al di sotto del 20%. Per affrontare questo duro avversario, Castel ha investito 37 miliardi di franchi CFA in progetti di modernizzazione e ampliamento dei suoi siti di produzione nel paese. Così, a Yopougon, nel sito di produzione Les Brasseries Ivoiriennes (LBI), fondato nel 2013 dal gruppo Eurofind e acquisito da Castel nel 2015, la capacità è stata raddoppiata da 250mila a 500mila ettolitri.

Giuseppe Gagliano