Roma, 9 dic – E’ possibile identificare un’etnia con un sistema tecnologico di riconoscimento facciale? Stando a quanto avrebbe sperimentato Huawei, colosso cinese delle telecomunicazioni al centro di uno scontro diplomatico tra Pechino e Washington, assolutamente sì. Il problema, nel caso di specie, è che Huawei ha testato questo sistema per riconoscere un’etnia specifica che la Cina vede come fumo negli occhi: quella uigura. Come riportato dal Washington Post, un documento reperito dal gruppo di ricerca IPVM con sede in Pennsylvania, mostrerebbe gli stressi legami tra il gigante della telefonia e la serrata sorveglianza del governo cinese nei confronti della minoranza etnica islamica.



Huawei e il sistema di “allerta uigura”

Da questo documento si evince che Huawei avrebbe testato un sistema di “allerta uigura” e avrebbe lavorato a stretto contatto con la società cinese di intelligenza artificiale Megvii, fornendo server, sistemi di cloud computing e altre tecnologie avanzate. Secondo IPVM il rapporto Huawei del 2018 spiega che il software di Megvii “è stato approvato” ed è stato in grado di determinare “l’etnia” attraverso “l’analisi degli attributi del volto” di un membro della stessa. In sostanza parliamo di un riconoscimento facciale in grado di valutare età, sesso e appunto etnia di una persona.

Huawei avrebbe specificato che il sistema in realtà è soltanto in fase di test e avrebbe negato di aver condiviso con altri algoritmi o applicazioni. Eppure il documento che rivela il lavoro portato avanti da Huawei pare fosse pubblicamente disponibile (contrassegnato come “riservato) sul sito web del gigante della telefonia e sarebbe stato rimosso soltanto dopo l’inchiesta del Washington Post. Alla richiesta di spiegazioni da parte di Forbes, la stessa Huawei ha ribadito che il rapporto era “semplicemente un test” e che in ogni caso l’azienda “fornisce solo prodotti generici per questo tipo di test”, non “algoritmi o applicazioni”.

Non solo Cina e Huawei 

Sia come sia, va detto che i cinesi non sono affatto gli unici a utilizzare sistemi di riconoscimento facciale. Anzi, proprio negli Stati Uniti analoghe tecnologie vengono adottate da tempo e sono tuttora al centro di contestazioni. Diverse città hanno deciso di vietarle e lo scorso giugno il ceo di IBM, Arvind Krishna, ha inviato una lettera al congresso americano nella quale afferma che la sua azienda “non accetterà l’utilizzo di qualsiasi tecnologia di riconoscimento facciale, incluse quelle offerte da altri fornitori, per fini di sorveglianza di massa, profilazione etnica, violazione di diritti umani e libertà. O per altri fini che non corrispondano ai nostri valori e principi di fiducia e trasparenza”. Ed è proprio la questione dell’ethnic profiling legata all’azione portata avanti dalla polizia Usa che da anni suscita polemiche negli States. La Cina è insomma soltanto l’ultima arrivata.

Eugenio Palazzini

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3 Commenti

  1. Sono curioso di sapere se il sistema è in grado di trovare una differenza di etnia tra me, Zingaretti e Grillo.

  2. E perchè “invisa”? La Cina li ama! I cinardi ci stanno facendo ottimi affari, vendendo ai musulmani gli organi espiantati agli uiguri che tengono nei campi di concentramento dello Xinjiang…

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